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askanews.it, 27 marzo 2022

“Visione efficientistica e burocratica del lavoro dei magistrati”. In tutte le occasioni di incontri con la ministra della Giustizia Marta Cartabia e nelle commissioni parlamentari la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha esposto le criticità contenute della riforma della giustizia, una riforma concepita addirittura in senso contrario di quanto necessario.

In una nota viene spiegato che la Giunta esecutiva centrale dell’Anm “ha esposto i molteplici rilievi critici al testo normativo, sì come arricchito dagli emendamenti governativi da ultimo depositati, ponendo in evidenza che per molti aspetti il disegno riformatore si muove lungo una direttrice contraria a quella che tutti unanimemente sostengono, perseguendo piuttosto, consapevolmente o meno poco importa, una restaurazione gerarchica dell’assetto anche della magistratura giudicante, contesto in cui prevarranno, ove approvato detto disegno, le spinte al deprecato carrierismo”.

“In più punti - viene sottolineato - la riforma appare, poi, sorretta da una visione efficientistica e burocratica del lavoro dei magistrati, mirando ad aumentare la sola quantità della risposta giudiziaria, a scapito della qualità”.

I punti critici della riforma “sono stati individuati dal Comitato direttivo centrale, una prima volta, nella seduta del 18 dicembre 2021, in cui si è espresso senza conoscere il testo degli emendamenti governativi, perché non messo a disposizione dell’ANM, e solo sulla base delle notizie che di quei contenuti la Ministra della Giustizia prima e il suo staff tecnico dopo, in una seconda occasione di incontro con la Giunta esecutiva centrale, avevano verbalmente e giocoforza sommariamente esposto. Successivamente - ha continuato la nota - il Comitato direttivo centrale si è espresso nella seduta del 12 e 13 marzo scorsi, questa volta con piena conoscenza degli emendamenti governativi, elencando numerose criticità, come esposte nel documento in quella seduta approvato e che ora si richiamano per argomento. Ha in quella sede espresso la forte preoccupazione che il complessivo impianto della riforma rischia di stravolgere il modello costituzionale del magistrato”.

Questi i temi critici individuati dal Comitato direttivo centrale “in continuità con quanto già rilevato nella seduta del dicembre scorso.

1. Verticalizzazione degli uffici e riduzione dei semidirettivi; 2. Soppressione dei “carichi esigibili”, e introduzione dei risultati attesi dall’attività dei singoli magistrati e delle sezioni, determinati da ciascun dirigente in assenza di parametri determinati; 3. Tendenza iper-produttivistica e risvolti disciplinari; 4. Modifica della norma sulla incompatibilità funzionale o ambientale, con eliminazione del riferimento alle condotte incolpevoli; 5. Partecipazione e voto degli avvocati nei Consigli Giudiziari in occasione delle delibere sulla valutazione di professionalità dei magistrati, con il rischio che non sia garantita una equidistanza del giudice dalle parti in causa; 6. Separazione delle funzioni; 7. Valutazioni di professionalità con la introduzione delle cd. pagelle; 8. Disciplina sulle “porte girevoli”; 9. Composizione dell’Ufficio studi del Csm; 10. Sistema elettorale per il Csm, di cui si sono evidenziate le forti criticità, soprattutto perché in grado di marginalizzare, fino quasi ad eliminare, la possibilità di essere eletti per candidati indipendenti o rappresentativi di gruppi minori”.

La Ministra della Giustizia, è stato rilevato, “ha invitato la Giunta esecutiva centrale per discutere della riforma anche alla luce dei numerosi subemendamenti nel frattempo presentati in Commissione giustizia. L’incontro si è svolto il 21 marzo 2022 e ancora una volta la Gec ha esposto alla Ministra e al suo staff tecnico, con articolati argomenti critici, le ragioni di forte preoccupazione, evidenziando che i subemendamenti non fanno che acuire, in modo del tutto irragionevole, le numerose criticità del testo del disegno di legge, che sono state richiamate e illustrate nel corso dell’incontro”.