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di Conchita Sannino

La Repubblica, 6 aprile 2025

Maruotti: vogliono mettere le basi per reprimere il dissenso. Ostellari: invasione di campo. Lega: critiche sciagurate? L’Anm non abbassa la testa, anzi rincara la dose. E anche la piazza si fa sentire, dopo Roma ieri tocca a Milano. È il giorno dopo l’approvazione del decreto Sicurezza. “Inquietante”, lo stroncano - chi più, chi meno - i vertici dell’associazione nazionale magistrati. Parole messe all’indice dalla destra che imputa loro “l’ennesima sciagurata invasione di campo”. Ma non è l’unico fronte che emerge ieri, dopo la riunione-fiume in Cassazione del comitato direttivo centrale dell’Anm, in cui si decide a maggioranza sia di accettare il prossimo incontro con il ministro Nordio, il 15 aprile; sia di partecipare a “tutti i dibattiti”, anche quelli “promossi dai partiti politici, per portare ovunque il no alla separazione delle carriere.

Cesare Parodi, lo stesso presidente dell’Anm, pone un’altra grana, pacatamente, sul tavolo del governo: “Diremo a Nordio che il disegno di legge sul femminicidio è utile in astratto, ma rischia il corto circuito. Perché impone nuovi obblighi, ma non fa i conti con la carenza di magistrati, produrrà un mega ingorgo. Temo che non riuscirà a mantenere ciò che promette in termini di rapidità di misure e di processi”.

Ma a tenere banco sono innanzitutto le conseguenze della Sicurezza targata governo Meloni. Che, di punto in bianco, ha cancellato 17 mesi di iter parlamentare e varato il decreto in 25 minuti di Consiglio di ministri: con aumento di reati, inasprimento di pene, tutele legali per forze dell’ordine e militari. Un pacchetto su cui piovono - con sfumature diverse - le forti critiche dell’Anm.

“È un provvedimento che manda un messaggio inquietante - è la bocciatura del segretario Rocco Maruotti, di Area, gruppo progressista dell’Anm - Da un lato pone le basi per la repressione del dissenso, dall’altro crea agli occhi della collettività un’emergenza che non esiste, visto che anche da pm non mi pare si rilevi un allarme sociale tale da giustificare i presupposti per un decreto”.

Meno severo, ma preoccupato, Parodi, di Mi, la corrente più vicina al governo. “Il provvedimento è senza mezze misure, una parte della popolazione sarà contenta perché si interviene su aspetti di ordine pubblico - concede il presidente - Ma il progetto contiene misure per certi aspetti quasi punitive, molto restrittive. E susciterà sentimenti opposti. In più, porterà a non pochi problemi: interpretativi e applicativi”.

Per la Lega, nuove inaccettabili ingerenze. “Siamo di fronte all’ennesimo sciagurato attacco alla politica: i magistrati rispettino l’autonomia di governo e Parlamento”, tuona il vicesegretario Andrea Crippa. Dal Carroccio anche il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari: “Un’altra invasione di campo. I cittadini chiedono sicurezza e tutele, e le toghe non hanno alcun potere di veto”.

Ma l’Anm tira dritto. E ritrova l’unità dopo il lungo dibattito, denso di temi, a tratti aspro. Come quando il vicesegretario Stefano Celli, di Md, punge i colleghi di Mi: “Se non volete che si partecipi a incontri con i partiti, perché non dite ad Alfredo Mantovano di lasciare la magistratura mentre fa il sottosegretario a Palazzo Chigi?”. Poi si torna compatti. Prima tappa del viaggio italiano del comitato Anm, in vista della campagna referendaria: a Palermo, prossimo maggio. “Nel nome di Falcone”.