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di Valentina Marotta

Corriere Fiorentino, 13 aprile 2025

L’Anm toscana: con le sue parole contribuisce all’isolamento di giudici e pubblici ministeri. “Provvedere al buon funzionamento del sistema penitenziario è compito e responsabilità dell’Esecutivo e del ministro della Giustizia. Puntando il dito contro i magistrati si elude il dato centrale di una questione così seria e urgente”. La sezione toscana dell’Associazione nazionale magistrati replica alle dichiarazioni rilasciate in Senato dal guardasigilli Carlo Nordio sul sovraffollamento negli istituti di pena. “Se aumenta il numero dei carcerati non è colpa del governo, ma di chi commette dei reati e della magistratura che li mette in prigione.

Non mi risulta che siano stati imprigionati in base a nuove leggi promulgate da questo Parlamento”, aveva risposto nel corso di un question time a chi faceva notare che la disperante situazione nelle carceri incide anche sull’incremento dei suicidi, arrivati a quota 91 nel 2024 e 25 nei primi mesi del 2025. Il numero dei detenuti che si sono tolti la vita “è aumentato, però se adesso sono 80 era intollerabile quando erano 50 o 60, dieci anni fa… È un fenomeno evidentemente radicato nel sistema carcerario e che non può essere risolto né con una legge né con l’aumento dell’edilizia carceraria”.

Frasi che non hanno alleggerito il clima già teso con le toghe, anzi. Nei giorni scorsi, il presidente dell’Anm Cesare Parodi aveva replicato alle parole del guardasigilli (“Non è una colpa mandare in carcere in base alla legge”). Ieri, la giunta esecutiva della sezione toscana dei magistrati ha espresso “sconcerto e preoccupazione” per quelle dichiarazioni. Perché “consegnano all’opinione pubblica l’idea che ricada sulla magistratura la responsabilità del sovraffollamento carcerario e dei gravissimi disagi vissuti da chi è destinatario di provvedimenti restrittivi della libertà personale”. Non solo, le parole di Nordio “Sono esternazioni che contribuiscono all’isolamento istituzionale delle figure del giudice e del pubblico ministero”.

E ciò che più preoccupa le toghe toscane è “l’implicita ma evidente determinazione a procrastinare la risoluzione delle carenze che caratterizzano la maggior parte delle carceri del distretto”. Proprio a causa del sovraffollamento e delle condizioni in cui versano gli istituti di pena, “la popolazione carceraria e gli operatori penitenziari sono costretti a condizioni di vita e di lavoro intollerabili. Un tema - sottolinea la sezione toscana dell’Anm - tragicamente noto alle cronache per i ricorrenti episodi di suicidio, anche nel carcere di Firenze Sollicciano ed in altri istituti penitenziari del nostro distretto”. Per questo “a quanti vi lavorano e vi risiedono la magistratura toscana è vicina e auspica che il problema sia affrontato in modo costruttivo da parte di chi deve farsene carico, attraverso pronte ed incisive azioni di rimedio”.