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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 1 febbraio 2026

A Milano la pg Narni davanti a Nordio: “Ci sono intenti punitivi”. Da Napoli Mantovano promette: “Se vince il Sì nessuna apocalisse”. Polemiche anche a Roma. Genova, il pg Zucca: “Nelle piazze la polizia non vada a caccia”. È sul filo della tensione che ieri, nei ventisei distretti delle corti d’appello italiane, si è aperto l’anno giudiziario. Tutti (o quasi) i procuratori generali hanno parlato della riforma costituzionale che a marzo sarà sottoposta a referendum: chi con toni netti, chi in maniera più velata, chi en passant, tra una cosa e l’altra. E, dagli esponenti del governo, non sono mancate le risposte. Anche qui: qualche volta dura, qualche altra meno. Ma il clima è quello: si sta giocando una partita sul futuro della giurisdizione ed è impossibile che nei tribunali non se ne parli.

E così, a Milano, dove nel 2002, in pieno berlusconismo, Francesco Saverio Borrelli disse il famoso “resisere, resistere, resistere”, la procuratrice generale Francesca Nanni ha affondato il colpo davanti al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “La sostanziale inutilità della riforma a correggere le attuali pesantissime carenze - ha detto - fa venire il dubbio che si tratti di un intervento con carattere prevalentemente punitivo”. Del resto, che questo riassetto della magistratura non abbia nulla a che fare con i problemi della giustizia - i suoi tempi lunghi, soprattutto - non è un mistero per nessuno e tutti, persino chi l’ha scritta, sono d’accordo. Prima dello stesso Nordio, lo ha spiegato pure il presidente Giuseppe Ondei: “Questa riforma non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, che nel nostro distretto per fortuna sono sopportabili, ma che, a livello nazionale, sono insopportabilmente lunghi”. Solo le rappresentanze degli avvocati credono che la separazione delle carriere, da sola, sia la soluzione ad ogni male.

Per il resto, nel suo intervento a braccio, Nordio c’è andato più leggero rispetto a venerdì in Cassazione, quando ha tacciato di “blasfemia” (parola ripetuta pure ieri) chi dice che il governo non vuole altro che sottoporre a se stesso i giudici. “Questa riforma non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, che nel nostro distretto per fortuna sono sopportabili, ma che, a livello nazionale, sono insopportabilmente lunghi” A seguire, il ministro: “Se dovesse prevalere il sì al referendum lungi dall’avere intenti persecutori, come qualcuno dice, inizieremmo subito, il giorno dopo, un dialogo con la magistratura, l’avvocatura e il mondo accademico per la seconda parte della riforma che è quella delle norme attuative”. Quindi “nessun intento punitivo”, anche perché “è irriverente verso il parlamento attribuire una volontà che nessuno ha mai voluto”. Dovrebbe suonare rassicurante, ma appena una settimana fa il vicepremier Antonio Tajani aveva lanciato l’idea di rivedere i rapporti tra procure e polizia giudiziaria, dando a quest’ultima (già gerarchicamente sottoposta al governo) maggiore potere d’iniziativa.

La tensione, chissà se consapevolmente o meno, l’ha rotta in parte il presidente dell’Anm Cesare Parodi, pure intervenuto alla cerimonia di Milano. Non ha detto una singola parola sulla riforma e si è concentrato sulle questioni sindacali, le carenze degli organici soprattutto. Il primo (e forse unico) confronto con Nordio è dunque finito zero a zero.

Nel pomeriggio, mentre centinaia di milanesi visitvano o il tribunale in una sorta di open day organizzato dalla sezione locale dell’Anm (la fila per entrare, inattesa, si è allungata per tutta via Freguglia), tra i giudici e gli avvocati presenti si è commentato quello che è successo nelle altre corti d’appello. A Roma si è registrato il botta e risposta tra il presidente Giuseppe Meliadò e la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi. Si parlava di scontri tra le istituzioni e crepe nella giurisdizione e lui ha stigmatizzato le accuse di “invasione di campo” più volte rivolte dal governo verso la magistratura: “Dobbiamo chiederci se vi possa essere una democrazia effettiva senza una magistratura indipendente e se una magistratura indipendente possa sopravvivere in assenza di un clima di temperanza istituzionale e tolleranza reciproca”. Poi lei, durissima: “La formula dell’invasione di campo è fuorviante? Io semmai mi sarei aspettata un appello a tutti, alla politica e alla magistratura, a stare nei propri ruoli”. Segue riferimento al post di Facebook (quasi subto cancellato) del segretario dell’Anm Rocco Maruotti che aveva accostato la riforma all’Ice statunitense.

Altre schermaglie a Napoli, dove si è fatto vedere anche il capo Nicola Gratteri (che di solito non partecipa alle cerimonie). “Blasfemia? A me pare un termine inappropriato”, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento alle parole di Nordio. C’era anche il sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha provato a rassicurare tutti citando le sacre scritture: “Se vince il Sì, il 24 marzo non ci sarà l’Apocalisse”.

A Genova da sottolineare l’intervento del pg Enrico Zucca. “In piazza, i poliziotti devono scendere ed essere schierati come guardiani della libertà e non guerrieri a caccia di nemici da contrastare”. Detto da chi li ha processati per i fatti del G8 di 25 anni fa. Un evento, ha detto Zucca, sul quale “non ci possono essere ambiguità”, perché fu “un’infamia e un’aberrazione”.