di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 19 luglio 2026
Approvata definitivamente e all’unanimità la legge “Liberi di scegliere” portata alla Camera da Chiara Colosimo (FdI)e in Senato da Enza Rando (Pd), relatrice Erika Stefani (Lega): nuova identità e protezione ai figli delle famiglie mafiose per “offrire loro un futuro nella legalità”. “Quest’anno, nel ricordare Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta nel trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio del 19 luglio, vogliamo raccontare anche un’altra antimafia: l’antimafia dei bambini. Perché la mafia non ha colpito solo magistrati, servitori dello Stato e giornalisti. Ha colpito anche i più piccoli, rubando loro la vita o il futuro”. Lo dichiara la senatrice del Partito democratico Enza Rando, prima firmataria in Senato del disegno di legge “Liberi di scegliere”, ora legge, nata per offrire ai figli delle famiglie mafiose la possibilità concreta di spezzare il vincolo criminale e costruire una vita diversa.
In principio fu un protocollo adottato su base volontaria dai tribunali di Reggio Calabria, Catania, Palermo e Napoli. Adesso ovunque in Italia ci sia un minore nato o cresciuto in una famiglia criminale o mafiosa, la cui incolumità sia ritenuta a rischio a causa delle attività illecite della famiglia, sarà possibile allontanarlo da quel contesto e offrirgli un futuro diverso. La legge approvata in via definitiva il 15 luglio dal Senato gli consentirà infatti a) il trasferimento in un luogo protetto; b) nuovi documenti; c) una nuova identità, come per i collaboratori di giustizia.
Non secondario l’aspetto economico visto che, se finora era stata soprattutto la Cei a contribuire alle spese per la scuola e il mantenimento dei minori coinvolti, ora sarà lo Stato a farsene carico attingendo ai fondi previsti per i collaboratori di giustizia (fino a due milioni di euro l’anno), a quelli per le “esigenze indifferibili” (1,3 milioni nel 2026, 7 milioni nel 2027, quasi 10 nel 2028 e 10,6 nel 2029) e a quelli stanziati per la “rieducazione dei minori” con la finanziaria 2024 (mezzo milione nel 2026, 2 milioni nel 2027).
La relatrice Erika Stefani, senatrice della Lega, ipotizza che nel primo biennio potranno essere 425 le persone che beneficeranno del programma. E il magistrato Roberto Di Bella, promotore del protocollo iniziale, spiegava che fino al marzo 2024 erano “circa 150 i minori tutelati, 30 le donne entrate nel progetto, sette quelle diventate collaboratrici o testimoni di giustizia, mentre due ex boss avevano avviato percorsi per proteggere i loro figli”.
Il percorso della legge, passata infine all’unanimità, aveva avuto una gestazione bipartisan e una volta avviato era andato avanti piuttosto spedito. La presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo, deputata di Fratelli d’Italia, e la coordinatrice del comitato “Cultura della legalità e protezione dei minori” Enza Rando, senatrice del Pd, avevano presentato due testi - appunto uno alla Camera e l’altro al Senato - nel novembre 2025. Il primo è stato approvato lo scorso 2 luglio a Montecitorio e successivamente è stato accorpato al secondo per essere votato definitivamente all’unanimità il 15 luglio dai senatori di Palazzo Madama.
“È una legge forte, giusta, nata dal coraggio di chi ha deciso di spezzare il destino che la criminalità voleva imporre”, ha dichiarato la deputata FdI. “Lo Stato ha proseguito la senatrice Pd - ha compiuto una scelta di speranza: dice a quei ragazzi e a quelle ragazze che il loro futuro appartiene a loro, non ai clan. Quando lo Stato offre a bambini e bambine la possibilità di scegliere, rende più forte la democrazia e più debole la mafia”.
Così Enza Rando ha voluto ricordare “Giuseppe Cutruneo di 8 anni e Rosario Montalto di 11 anni, uccisi nel 1987 a Niscemi mentre stavano giocando per strada; Giuseppe Letizia, il bambino di 13 anni ucciso a Corleone nel 1948 perché aveva assistito all’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto; Domenico “Dodò” Gabriele, 11 anni, colpito a morte nel 2009 su un campo di calcetto a Crotone, vittima innocente di un agguato di ‘ndrangheta; Giuseppe Di Matteo, rapito nelle campagne di Altofonte, in provincia di Palermo, nel 1993, quando aveva 12 anni, e assassinato nel 1996, a pochi giorni dal suo quindicesimo compleanno, dopo 779 giorni di prigionia. Erano bambini e la mafia non ebbe pietà”, sottolinea la senatrice.
E conclude: “Le mafie cercano da sempre di tramandare il proprio potere di padre in figlio, trasformando i bambini in eredi di violenza e illegalità. La nostra risposta è esattamente opposta: restituire a quei bambini il diritto all’infanzia, allo studio, alla libertà e alla speranza. Significa entrare nelle periferie, investire nella scuola, nella cultura, nei servizi educativi e sociali, perché è lì che si costruisce la vera alternativa al potere mafioso. La migliore eredità che possiamo raccogliere dall’insegnamento di Paolo Borsellino è fare in modo che nessun bambino abbia più un destino imposto dalla mafia, ma sia davvero libero di scegliere la propria vita”.









