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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 16 aprile 2015

 

Una ventina di cappellani penitenziari del Triveneto premono affinché si abolisca definitivamente l'ergastolo. In pratica hanno deciso di spingere sull'acceleratore e - riprendendo con forza l'intervento scritto da papa Francesco all'Associazione internazionale di Diritto penale - dicono che è tempo di ripensare radicalmente all'istituto dell'ergastolo che, come dice il Pontefice, "è una pena di morte nascosta" e che bisogna cercare un'alternativa più efficiente e giusta. I cappellani penitenziari hanno espresso questa tesi incontrandosi, nei giorni scorsi, a Venezia, per uno dei convegni che, periodicamente, li vedono insieme per la formazione comune e per approfondire alcuni aspetti o enucleare proposte comuni.

"Il problema non è solo l'ergastolo ostativo, quello che nega permessi o semilibertà e in ragione del quale è praticamente impossibile uscire dal carcere, ma anche duello "ordinario", che comporta comunque 26 anni di detenzione", rileva fra Nilo Trevisanato, cappellano del carcere femminile della Giudecca e uno dei due cappellani - insieme a don Antonio Biancotto - degli istituti penitenziali lagunari. "Che possibilità di rieducazione e di recupero ci sono - sostiene sempre padre Nilo - se, dato un periodo lunghissimo come 26 anni, quasi non si avverte la speranza che la carcerazione ad un certo punto finirà? Lo si vede nelle detenute che si trovano in questa condizione e che, anche al più piccolo litigio in carcere, non si tirano indietro e sembra quasi dicano: "tanto che cosa abbiamo da perdere?".

Cosa fare per convincere l'opinione pubblica che ha la percezione che non esista la "certezza della pena"? "È comprensibile - risponde il frate francescano - ma non giustificabile. Ed è molto spesso inutile. La realtà dice che una persona che ha subito un reato si sente ripagata non tanto da una pena esemplare, perché poi il reo può anche scontare tantissimi anni di carcere e uscire con la convinzione di aver pagato il proprio debito, senza mai curarsi di chi ha subito il danno". In parlamento è depositata da tempo una proposta di legge per l'abolizione dell'ergastolo ostativo. Che cosa sarebbe quest'ultimo?

Ce lo spiega molto bene l'ergastolano, e promotore dell'iniziativa popolare presentata in parlamento, Carmelo Musumeci tramite il suo libro Gli uomini ombra: "Pochi sanno che i tipi di ergastolo sono due; quello normale, che manca di umanità, proporzionalità, legalità, eguaglianza ed educatività, ma ti lascia almeno uno spiraglio; poi c'è quello ostativo, che ti condanna a morte facendoti restare vivo, senza nessuna speranza. L'ergastolano del passato, pur sottoposto alla tortura dell'incertezza, ha sempre avuto una speranza di non morire in carcere, ora questa probabilità non esiste neppure più. Dal 1992 nasce l'ergastolo ostativo, ritorna la pena viva".

Sono circa più di un centinaio i reclusi rassegnati all'idea di uscire di prigione solo a bordo di un carro funebre. Ma non tutti sono "mafiosi" così come viene inteso di solito. "Un rapinatore preso in flagrante a Scampia viene giudicato secondo criteri di contiguità ambientale alla camorra - ha osservato Carlo Fiorio, docente di Procedura penale all'Università di Perugia - mentre lo stesso reato commesso a Trento viene inquadrato in modo differente e meno rigido". Per effetto di alcune norme, anche ammettere la propria colpa, ma tacere le responsabilità altrui, è causa di ergastolo perenne. "Il dettato costituzionale è chiaro, quindi se l'ordinamento non prevede la possibilità di uscire dal carcere a condizioni raggiungibili, la pena dell'ergastolo va contro l'articolo 27 della Costituzione", ha detto Valerio Onida, presidente della Corte Costituzionale dal 1996 al 2005, in una riflessione apparsa su un numero della rivista del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria "Le due città".