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di Giovanna Vitale

La Repubblica, 18 novembre 2024

I documenti varati all’unanimità dall’Anm: “Si respira un’aria pesante, attacchi per delegittimarci e assoggettarci”. La replica della Lega: “Meno convegni e più lavoro”. Forza Italia: “Solo un lungo piagnisteo”. Silenzio della premier. Non intendono più restare a guardare, i magistrati. Né subire in silenzio l’assalto contro singoli giudici e l’intera categoria, accusata dal governo di essere politicizzata solo per aver fatto il suo dovere: scrivere sentenze a norma di legge, criticate “perché sgradite all’indirizzo della maggioranza” di turno.

In gioco c’è “l’autonomia e l’indipendenza” di una funzione tutelata dalla Costituzione, la stessa “tenuta democratica” di un Paese in cui il potere esecutivo prova a mettere le mani sul potere giudiziario per “assoggettarlo”. Tale da imporre una reazione durissima: quella che il direttivo dell’Anm ha declinato in due diversi documenti, varati all’unanimità, a protezione delle toghe che, assediate come mai prima, si sono ricompattate in fondo a mesi di liti e distinguo. Frutto dell’aggressione ai colleghi che hanno sospeso il trasferimento dei migranti in Albania, del tentativo di eliminare le sezioni speciali presso i tribunali, della riforma sulla separazione delle carriere.

Nella delibera inviata al Csm, il vertice del sindacato - che, visto il momento, ha deciso di anticipare al 15 dicembre l’assemblea generale straordinaria prevista a metà gennaio - ha sollecitato “iniziative” a difesa della magistratura, sottoposta ad “attacchi per screditarla” e per “preparare il terreno a riforme che tendono ad assoggettare alla politica il controllo di legalità”. Nel mirino, anche le nuove norme sui migranti, che “metteranno in ginocchio le Corti d’Appello” poiché su di esse graveranno “30mila procedimenti” in più all’anno, “da definire peraltro in tempi strettissimi”.

Accuse che la maggioranza rispedisce subito al mittente: “Meno convegni, più lavoro” replica la Lega. Parla di “lungo piagnisteo” il forzista Enrico Costa, mentre Maurizio Gasparri denuncia la “sfrontatezza” dei magistrati, certo che “i valori della giustizia prevarranno sul Ballando con le stelle (rosse) dei soliti noti”.

A innervosire il centrodestra, il vibrante j’accuse sul “linguaggio della democrazia” col quale il direttivo dell’Anm ha contestato gli “attacchi sempre più frequenti di una certa politica a provvedimenti resi dai magistrati nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, criticati non per il loro contenuto tecnico-giuridico, ma perché sgraditi all’indirizzo politico della maggioranza governativa”. E ce n’è pure per “il linciaggio mediatico cui un certo giornalismo si è prestato: scrutare la vita delle persone”, ovvero di alcuni giudici, “riportando le loro vicende intime, del tutto prive di rilevanza pubblica, è condotta non in linea con l’etica giornalistica”. Tant’è che un esposto verrà adesso inviato all’ordine nazionale.

Tra i principi in ballo c’è uno dei cardini della nostra Carta: “La libertà di manifestazione del pensiero” che, si legge ancora nel documento, “appartiene al magistrato anche quale cittadino che la esercita, anche nel dibattito pubblico, con senso di responsabilità e rispetto dell’elevata funzione svolta. Sostenere che ha adottato un provvedimento per perseguire finalità diverse da quelle proprie dell’esercizio della giurisdizione è un’accusa grave che non può più essere tollerata”, insistono le toghe: “Delegittimare la magistratura è operazione che lede la tenuta democratica del Paese”.

Rilievi pesanti, che finiscono per irritare la premier Meloni in trasferta in Brasile. La quale tuttavia preferisce non rispondere, ordinando ai suoi Fratelli di fare lo stesso. Non così gli alleati. “Rassicuriamo l’Anm”, rincara la Lega: “Per screditare la magistratura basta la magistratura che blocca le espulsioni dei clandestini, libera gli spacciatori, chiede la galera per Salvini”. A sostegno di schiera invece Ernesto Carbone, laico del Csm chiamato mercoledì a votare sulla tutela ai giudici di Bologna e di Roma accusati dal governo di aver “liberato” i migranti portati in Albania. Una guerra totale che minaccia di non fare prigionieri.