di Paolo Lepri
Corriere della Sera, 21 novembre 2020
Il direttore dell'Unrwa - svizzero, 56 anni - teme che la crisi finanziaria dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati pastinesi, sorretta dal contributo volontario dei Paesi Onu e Ue, possa provocare un "disastro totale" nella striscia di Gaza e accrescere l'instabilità del Libano. "Sarebbe una conseguenza drammatica - ha avvertito - dover chiudere le nostre scuole e i nostri centri sanitari proprio durante la pandemia".
"Siamo sull'orlo del precipizio", avverte Philippe Lazzarini, che da marzo dirige l'Unrwa, l'agenzia della Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi, fondata nel 1949. Il suo bilancio, coperto dalle donazioni volontarie dei Paesi Onu e dell'Unione europea, ha un buco di quasi 60 milioni di euro per i mesi di novembre e dicembre. È fortemente minacciata, quindi, la sussistenza di circa 5,7 milioni di profughi in Cisgiordania, a Gaza, a Gerusalemme Est, in Libano e in Giordania. Sono a rischio anche i salari di dei 28.000 dipendenti. "Le nostre risorse finanziarie - ha detto nei giorni scorsi Lazzarini - sono al loro livello più basso di sempre. Ci auguriamo di poter mantenere l'Unrwa operativa. Faremo tutto il possibile per riuscirci".
Svizzero, 56 anni, studi a Losanna e Neuchâtel, sposato con quattro figli, Lazzarini ha un'esperienza trentennale nell'assistenza umanitaria e nel coordinamento internazionale nelle aree di crisi. Lavora dal 2003 nel sistema della Nazioni Unite. È proprio la grande conoscenza dei problemi maturata in questo lungo periodo a renderlo molto preoccupato. A suo giudizio la crisi finanziaria dell'Unrwa, in particolare, potrebbe provocare un "disastro totale" nella striscia di Gaza e accrescere l'instabilità del Libano. "Sarebbe una conseguenza drammatica dover chiudere le nostre scuole e i nostri centri sanitari proprio durante la pandemia", ha sottolineato in una intervista alla Neue Zürcher Zeitung.
Un colpo determinante all'agenzia dell'Onu, già in difficoltà, è arrivato nel 2018 con la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere i contributi degli Stati Uniti. Alle casse dell'organizzazione sono venuti a mancare oltre 300 milioni di dollari. Con il cambio della guardia alla Casa Bianca è ora certamente possibile un'inversione di rotta, ma è necessario che sia rapida: la posta in gioco è troppo alta. Lazzarini sembra abbastanza fiducioso. "Tutti i segnali indicano che ci sia disponibilità a ripristinare la partnership che abbiamo avuto per lungo tempo con l'amministrazione americana". Non è l'unico a sperare in Joe Biden.











