abruzzoweb.it, 2 luglio 2019
Le detenute anarchiche del carcere dell'Aquila, al trentunesimo giorno, hanno sospeso lo sciopero della fame. A darne notizia l'aquilano Giulio Petrilli, che ha scontato sei anni di carcere prima dell'assoluzione della Cassazione dall'accusa di essere tra gli organizzatori della banda armata Prima Linea "per presunte cattive frequentazioni da me avute" e che nei mesi scorsi si è rivolto al Parlamento Europeo in quanto "vittima di una detenzione ingiusta".
Anna Beniamino, 46 anni, e Silvia Ruggeri, 32 anni, imputate per reati di matrice anarchico insurrezionalista, rinchiuse nel carcere "Le Costarelle" di Preturo (L'Aquila) erano in sciopero della fame dal 29 maggio scorso, contro le restrizioni imposte dal regime carcerario del 41bis.
E all'Aquila, per solidarietà, lo scorso 17 giugno, si è svolta la clamorosa azione di protesta contro il regime carcerario del 41bis da parte di due gruppi di anarchici, che hanno occupato la sala "Cesare Rivera" della sede municipale di palazzo Fibbioni, e sono saliti su una gru esponendo un lungo striscione con la scritto: "Chiudere la AS2 (Alta sicurezza 2) dell'Aquila".
Nei giorni scorsi il garante nazionale ha deciso di visitare la sezione femminile di alta sicurezza 2 dell'Aquila, "a seguito di una segnalazione proveniente da alcuni legali di persone detenute che si trovano in sciopero della fame". La delegazione del Garante nazionale, guidata dal presidente Mauro Palma, ha avuto modo di parlare con le donne, di consultare la relativa documentazione e di verificare le modalità con cui la protesta viene seguita dall'Amministrazione del carcere.
"Felice della notizia, in quanto seguitare lo sciopero della fame metteva a repentaglio la loro vita - scrive in una nota Petrilli - Hanno con questa loro protesta evidenziato la durezza dell'isolamento totale e della detenzione estrema. Poi quella sezione femminile che io ho visitato tante volte anche con Pannella è realmente unica, sembrava di entrare dentro un caveau sotterraneo di una banca. Non si può concepire la detenzione in luoghi simili. Anche in carcere devono essere rispettati i diritti umani".










