di Giustino Parisse
Il Centro, 1 gennaio 2021
Altra puntata nella controversia sui terreni di uso civico. Da decenni l'Asbuc di Preturo ne rivendica la restituzione. Dovrà essere il Tar a mettere la parola fine alla vicenda dei terreni di uso civico su cui sorge il carcere delle Costarelle a Preturo. Due giorni fa il Consiglio di Stato ha annullato una sentenza del Tar - a cui si era rivolta l'amministrazione per l'uso civico (Asbuc) di Preturo che da anni chiede la restituzione di quei terreni - che un anno fa circa aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del Tribunale amministrativo a decidere sulla vicenda dichiarando competente in materia il Commissario per gli usi civici della Regione Abruzzo. Il Consiglio di Stato, come in una partita di tennis, ha ributtato la palla al Tribunale amministrativo regionale che ora dovrà far "eseguire" la decisione del Commissario per gli usi civici che da tempo ha riconosciuto che i terreni su cui è stato costruito il carcere sono di proprietà dei "naturali" di Preturo. Ma per districarsi e cercare di spiegare come si è arrivati all'ennesima sentenza (si spera quella finale) bisogna fare un passo indietro.
La vertenza. Da decenni l'Asbuc di Preturo rivendica la proprietà dei terreni su cui negli anni Ottanta del secolo scorso è stato costruito il carcere oggi in gran parte riservato a detenuti in regime di 41 bis. Ci sono state sentenze a vari livelli finché non si è giunti a una decisione "definitiva" che risale al giugno del 2016 quando la Corte d'Appello di Roma, sezione speciale degli usi civici, ha riconosciuto "la natura demaniale civica universale di una parte del terreno", circa 4 ettari, sul quale ora c'è il carcere.
Accordo mancato. A quel punto è nata una ulteriore questione: è possibile abbattere il carcere e restituire i terreni come erano in origine ai cittadini di Preturo? Basta un po' di buon senso per capire che bisogna fare una scelta diversa. E per questo sono partite delle interlocuzioni con l'Agenzia del demanio proprietaria del penitenziario. L'Asbuc si è detta disponibile a percorrere la strada dell'indennizzo cercando anche di limitare le pretese. Insomma una offerta di "pace" per evitare la demolizione. L'Agenzia del demanio avrebbe in sostanza dovuto pagare all'Asbuc i terreni oggetto della controversia e a quel punto sarebbe stato possibile avviare una procedura di cambio di destinazione d'uso e la questione finiva lì. L'Agenzia del demanio ha però fatto capire di non voler tirar fuori i soldi in quanto quei terreni sarebbero stati già pagati - a chi ne rivendicava all'epoca la proprietà (anche se in realtà si trattava solo di occupatori) - attraverso gli espropri. Lo Stato, secondo l'Agenzia del demanio, rischierebbe di pagare due volte gli stessi terreni. Insomma un intreccio infinito. Resta il fatto che c'è una sentenza "definitiva" che però di fatto resta sulla carta. Per questo l'Asbuc di Preturo due anni fa si è rivolta al Tar chiedendo di imporre l'esecuzione della sentenza: o demolire il carcere o far pagare il Demanio. I giudici del Tar un anno fa si sono pronunciati ma si sono dichiarati incompetenti a decidere. Competente sarebbe, in base alla decisione di 12 mesi fa, il commissario per gli usi civici della Regione che per primo (novembre 2014) si era espresso a favore dell'Asbuc.
L'ultima sentenza. Altro ricorso e con una sentenza pubblicata il 29 dicembre scorso il Consiglio di Stato ha detto invece che a decidere deve essere il Tar che quindi deve far "eseguire" la sentenza della Corte di Appello di Roma del 2016 che era favorevole ai "naturali" di Preturo. Secondo il Consiglio di Stato "nell'attuale ordinamento compete al giudice amministrativo e in sede di ottemperanza esercitare i poteri per dare attuazione a un titolo esecutivo giudiziale, come quello del Commissario agli usi civici, contenente una condanna di una pubblica amministrazione". A questo punto, esclusa l'opzione abbattimento del carcere, un "accordo" fra amministrazione separata di Preturo e Agenzia del demanio col riconoscimento dell'indennizzo economico sembra la strada più praticabile.











