Il Centro, 26 agosto 2019
Sottoposto al regime "duro" (41bis), gli agenti di polizia penitenziaria riescono a rianimarlo nella cella dove si era impiccato. Il sindacato Uil: "Condizioni pericolose alle Costarelle". Gli agenti di polizia penitenziaria hanno fatto in tempo ad evitare che un detenuto morisse impiccato nella propria cella nel carcere delle Costarelle all'Aquila. Il fatto è stato denunciato dal sindacato di polizia penitenziaria della Uil. Il detenuto che voleva uccidersi è di origini calabresi, è accusato di appartenere alla 'ndrangheta ed è sottoposto al regime speciale del 41bis ("carcere duro"). Gli agenti lo hanno salvato in extremis.
"Determinante è stata l'opera di rianimazione operata dal personale intervenuto tanto da poter dire che se non si è contata una vittima nel carcere delle Costarelle lo si deve all'elevata professionalità posseduta dagli operatori intervenuti", afferma in una nota il vice segretario regionale del sindacato Uil-penitenziaria Mauro Nardella che torna a denunciare la condizione in cui versa il carcere dell'Aquila soprattutto in ordine all'eccessiva presenza di detenuti tra i più pericolosi d'Italia: 160 i sottoposti al 41bis d'Italia.
"Tuttavia", continua, "non risulta essere sufficiente l'attenzione ad esso data da parte del ministero della Giustizia sull'impossibilità sopraggiunta di garantire un sufficiente numero di posti all'interno della caserma agenti. Agenti costretti a pernottare altrove e quindi impossibilitati ad intervenire qualora, come nel caso in questione si sentisse la necessità di dover provvedere in caso di assoluta emergenza".










