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Il Centro, 11 gennaio 2021


"Nessuno di noi vuole fare demolire il carcere delle Costarelle, siamo pronti a trovare un'intesa sull'indennizzo, ma finora dall'Agenzia del Demanio non abbiamo avuto aperture significative". Antonio Nardantonio, presidente dell'Aduc (Amministrazione del dominio dei beni di uso civico) di Preturo replica così a Mauro Nardella, sindacalista della Uil polizia penitenziaria che, dopo una recente sentenza del Consiglio di Stato, ha messo in guardia dal rischio chiusura del carcere di Preturo.

"Nardella fa bene a essere preoccupato", dice Nardantonio, "anche noi abitanti di Preturo lo siamo dal lontano 2014, data nella quale la Corte di Appello ha definitivamente riconosciuto i nostri diritti. Da allora, per evitare il cosiddetto ripristino dei luoghi con tutto ciò che comporterebbe, abbiamo cercato in tutte le sedi istituzionali e non, di avviare un confronto con il Demanio per tentare la via di accordi extragiudiziali per la soluzione al problema, ma inutilmente. Si sono susseguiti, infatti, più dirigenti all'Agenzia e tutti a parole hanno promesso ma nei fatti tergiversato, evidentemente convinti, non si sa perché, di aver ragione loro.

La giustizia però, seppur lenta, alla fine ha sentenziato e tutto è ritornato alla casella di partenza di questo gioco dell'oca sulla pelle dei naturali di Preturo, del carcere e del territorio. C'è ancora tempo, forse, prima dell'irreparabile ma il territorio, le istituzioni e la politica dovrebbero prendere il toro per le corna e arrivare alla soluzione".

Insomma, l'Aduc è pronta a un accordo. In ballo c'è una cifra che si dovrebbe aggirare sui due milioni di euro (fra somma base ed eventuali interessi). La vicenda è tornata di attualità perché a fine dicembre il Consiglio di Stato ha stabilito che deve essere il Tar dell'Aquila a far eseguire la sentenza della Corte appello. Esecuzione che significa o abbattimento del carcere o, appunto, un accordo "extragiudiziale" fra le parti per un indennizzo.

Il Commissariato regionale per il riordino degli usi civici, nel 2014 (sentenza confermata due anni dopo dalla Corte di Appello di Roma) ha riconosciuto la natura demaniale di uso civico di una parte dei terreni - circa 40mila metri quadri - su cui sorge il carcere delle Costarelle. Con quella sentenza, il magistrato aveva stabilito che i terreni dovessero tornare agli Usi civici (quindi ai cittadini di Preturo) perché, a suo tempo, non vennero sottoposti al normale iter per il mutamento di destinazione d'uso.

"Credo", conclude Nardantonio, "che a qualsiasi cittadino sarebbe stato imposto il rispetto di una sentenza di un tribunale. Non capisco perché in questo caso la si possa ignorare senza che nessuno sia chiamato a risponderne. Noi siamo pronti all'intesa, ci auguriamo a questo punto di trovare buon senso e maggiore apertura da parte dei nostri interlocutori".