di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2019
Venerdì tavolo sulle intercettazioni con giornalisti e avvocati. Mentre il vertice sulla giustizia in agenda per oggi torna in bilico, alla Camera si materializzano le larghe intese sulla stretta disciplinare per i magistrati.
Ieri sera il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, era ancora assai incerto sulla possibilità di svolgere il confronto con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: "Domani (oggi, ndr) non è stato ancora fissato un incontro con Bonafede sulla giustizia e le intercettazioni perché di primo mattino vedrò i vicepremier e il ministro Tria, poi avrò le comunicazioni alla Camera e al Senato. È una giornata molto complicata".
E però il dato politico più rilevante, sul fronte giustizia, arriva da Montecitorio, dove, in commissione, l'intesa tra Movimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia, porta all'approvazione di un disegno di legge scarno quanto significativo. Perché di fatto comporterà una stretta disciplinare sul magistrato che si è "macchiato" con l'applicazione di una detenzione poi giudicata ingiusta.
Il disegno di legge in quota Forza Italia, con relatore l'ex componente del Csm Pierantonio Zanettin, si è assestato ieri pomeriggio su una versione che ha messo d'accordo un ampio fronte, suscettibile magari di allargarsi ad altri temi chiave in una stagione nella quale le tentazioni revansciste da parte della politica nei confronti della magistratura non mancano certo.
La soluzione messa a punto prevede così un doppio invio da parte della Corte d'appello dell'ordinanza che accoglie la domanda di riparazione per ingiusta detenzione: al ministero della Giustizia sempre e comunque e, nel caso di grave violazione di legge, al Procuratore generale della Cassazione. In un caso e nell'altro si potrà concretizzare l'avvio del procedimento disciplinare, possibile nel primo, assai probabile nel secondo, dal momento che per quest'ultimo già sarà stata fatta una valutazione sulla gravità della condotta del magistrato.
Nello stesso tempo viene allargata la possibilità di ottenere la riparazione non più solo per la infondata custodia cautelare subita, ma anche ai casi di arresto in flagranza e di fermo di indiziato di delitto. Il disegno di legge, conferma Zanettin, è tuttora calendarizzato domani in Aula, ma potrebbe slittare per il protrarsi dei lavori sul decreto crescita.
Intanto si profilano tempi diversi per i futuri interventi. Sul fronte delle intercettazioni - detto che il decreto sicurezza bis ora dà tempo sino alla fine dell'anno per trovare una quadra che tenga insieme necessità investigative e tutela della privacy congelando sino ad allora la riforma Orlando - Bonafede ha deciso di procedere con tempi forse più lunghi ma con un confronto ampio, chiamando al tavolo già da venerdì giornalisti e avvocati, e promettendo nei giorni successivi di allargare ulteriormente i lavori per la redazione di un testo condiviso.
Come pure tempi non rapidissimi si profilano per le misure sul Csm, dal sistema elettorale al suo funzionamento, e per le modifiche all'ordinamento giudiziario; punti, soprattutto il primo, previsti dal contratto di governo e che tuttavia ancora non erano stati oggetto dì un lavoro approfondito, però reso ora più urgente dalle ricadute dell'indagine di Perugia.
Nei fatti, quindi, le misure più vicine al traguardo sono quelle sul processo penale, legate alla prescrizione e oggetto di un confronto serrato a marzo tra avvocati e Anm, sulle quali ora però bisognerà trovare un accordo politico.










