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www.termolionline.it, 16 aprile 2015

 

C'è una forza straordinaria nella cultura, è quella capace di toccare dritto al cuore, ai sentimenti e capace di cambiare ogni cosa: è questa la poesia, una passione che da oltre un decennio accompagna la detenzione di Francesco Luigi Frasca, una passione che grazie a don Marco Colonna si è trasformata in un libro presentato nella casa circondariale di Larino.

È una storia di riscatto quella di Francesco, oggi 30 ma da oltre un decennio recluso. Il suo passato non lo spaventa più perché conserva la certezza che nonostante le sbarre è libero, libero nel cuore grazie alla sua passione, ai suoi studi e alla capacità che ha avuto negli anni di comprendere il passato e puntare dritto a costruire un futuro migliore.

Si emoziona mentre parla, la sua è una ordinarietà dal sapore di "straordinario" perché forgiata nella difficoltà con l'imprinting di chi ha un obiettivo e vuole realizzarlo. Parla della mamma, dei compagni di sbarre, dei professori e della direttrice ma anche dei preti e di quella che è diventata la sua passione: la poesia.

Per Francesco Luigi Frasca: "riassumere tutto in una parola sarebbe molto difficile per me perché la poesia per me è stato un lungo percorso che mi ha visto crescere, aprirmi alla società esterna e soprattutto per me la poesia oggi rappresenta un punto di riscatto mi rifaccio delle parole del Pascoli che diceva che la poesia sono quelle parole che tutti abbiamo sulla labbra ma nessuno osa dire, invece il poeta le scrive. Io scrivo poesie per pronunciare le parole che gli altri o che io stesso non voglio dire nelle situazioni in cui andrebbero dette. La poesia per me rappresenta libertà, andare oltre le sbarre e quel muro che per me è invisibile ed è un punto non di arrivo ma di inizio per la mia vita futura". L'appuntamento culturale nella casa circondariale di Larino è segno della capacità di un istituto di accompagnare i propri "ospiti", come ama chiamarli Rosa La Ginestra e farlo fondendo il riscatto nella cultura che è sì poesia, ma è anche musica.

Quella di Simone Sala, tra i pianisti più apprezzati nel panorama nazionale che ha accompagnato i versi interpretati dai detenuti e contenuti nella raccolta "I segreti dell'anima". Parte invece dal presupposto che "la musica e la letteratura, l'arte e la poesia siano la vera grande libertà e la speranza che può essere raccontata attraverso i suoni di un pianoforte o di un brano", il pianista Simone Sala che aggiunge: "il mio sogno era quello di portare un messaggio di speranza alle persone che non sempre possono godere di quello che è un concerto musicale vero e proprio.

L'idea di questo progetto è nata un po' per scherzo e un po' per caso perché ho conosciuto una persona che era stata in questo carcere e mi ha raccontato della sofferenza e siccome io penso che la musica sia il più grande antidepressivo che esista al mondo, un antidepressivo che dà una buona dipendenza quel giorno ho pensato e sognato di portare la musica all'interno di questo istituto e poi la fortuna quest'anno che mio cugino è diventato professore all'interno dell'istituto e siamo riusciti ad arrivare alla direttrice, alla preside e a fare una proposta e loro l'hanno caldamente accettata e ci hanno aiutato".

Gli fa eco la direttrice del carcere Rosa La Ginestra che evidenzia: "musica e poesia sono, con tutta probabilità, quello che non ti aspetti di incontrare in carcere ma che oggi riusciamo a mettere insieme in maniera inaspettata. Il messaggio è quello di trovare i canali diversi per arrivare al cuore delle persone e convincerle che ci sono percorsi diversi di reinserimento. La musica è il mezzo più efficace per arrivare al cuore in profondità e la poesia è la stessa cosa del resto nasce all'interno e il nostro ospite che ha fatto tesoro di quella che è la sofferenza di stare in carcere riuscendo ad arrivare a versi di grande efficacia e sensibilità. Sono tentativi e percorsi diversi, input che vengono dati a tutta la collettività per dire che il carcere ha tanto di positivo, tanto da poter dare all'esterno e da poter far crescere all'interno. Un grande entusiasmo perché c'è l'incontro con la collettività esterna che è sempre molto auspicato dai detenuti e perché una buona parte della manifestazione è incentrata su uno di qui, uno di noi, uno che è cresciuto all'interno, ha vissuto e continua a vivere e vivrà ancora per un certo periodo quelle che sono le difficoltà di stare all'interno del carcere ed è la dimostrazione che anche dall'interno si può uscire e si può uscire alla grande".

Il resto della giornata è tanta emozione, quella messa in versi nelle poesie e quella che ha solcato i volti commossi dei tanti che hanno preso parte all'appuntamento. Applausi per don Marco Colonna, cappellano del Carcere, ma anche per don Benito Giorgetta e la preside e vicesindaco Maria Concetta Chimisso che tanto si sono speri nella realizzazione di questo progetto; presenti in sala tanti detenuti, ma anche i genitori di Francesco Frasca.

Uomini "duri" per molti, ma sempre uomini, persone capaci di emozionarsi, perché nessuno è il suo errore, come professava don Oreste Benzi ma anche cambiare ed andare avanti... e a volte riuscirci anche grazie solo a qualche poesia e qualche nota.