di Graziella Vizzarri
termolionline.it, 28 ottobre 2019
Presso la Casa Circondariale protagonista l'arte, canto e disegno, nell'ambito di un progetto ben articolato e strutturato che ha messo al centro la persona. La street art, guidata dall'Architetto Marianna Giordano e dagli artisti del collettivo Guerrilla Spam, è presente nella Struttura Penitenziaria da tre annualità, quasi un laboratorio permanente, con l'intento di raggiungere l'obiettivo primario di combattere l'isolamento e la devianza sociale, rimettendo al centro l'identità della persona in un percorso di rieducazione funzionale alla stessa.
Percorsi formativi che utilizzano la comunicazione efficace dell'arte come i Murales e la musica che diventano veicolo di aggregazione e collaborazione nel favoreggiare i percorsi individuali e collettivi più del dialogo, come riportato dal Direttore della Casa Circondariale di Larino Rosa La Ginestra, all'inizio dell'evento. Un Parco delle meraviglie che da la possibilità di spaziare con la mente e creare quegli angoli di serenità, continua il Direttore La Ginestra, un percorso iniziato con il supporto del Centro Territoriale dell'Adulto e reso possibile dall'indispensabile supporto dei volontari: essi sono l'anima dei progetti posti in essere presso la Casa Circondariale nonostante l'azione frenante dei percorsi ad ostacoli perché la struttura si presenta elefantiaca e troppo burocratica.
Ma le attività sono molte e la buona riuscita pongono la struttura stessa in una posizione preminente nel proprio ambito. La mattinata è stata allietata dall'esibizione del gruppo "Le Voci di Dentro" che hanno presentato "Notte di Note-Note di Notte", un gruppo di dieci detenuti che hanno sperimentato il canto durante le funzioni liturgiche e sabato si sono esibiti con grande entusiasmo collettivo portando in scena passione e bravura tra i Murales che hanno dato colore e vita alle mura grigie dell'Istituto Penitenziario, accompagnati con maestria partecipata dalla professoressa Anna Di Gregorio.
Molti i canti napoletani, ma non solo, interpretati con trasporto ed emozione, per qualcuno è stato più difficile, ma comunque intenso, come" l'attesa" sentimento che si legge ovunque oltre le sbarre del Penitenziario. Il canto si è presentato come una voce forte, univoca, un richiamare a sé l'opportunità di cambiare, come asserito da Vincenzo, "la musica è un potentissimo strumento con il quale si può entrare nel cuore di ognuno, essa lega, spazza via ogni ostacolo, porta luce dove c'è il buio, ha il potere di curare le ferite, tutto ciò che ci circonda può diventare musica ed essere il modo di ritornare alla vita".
La musica, quindi, un messaggio chiaro, veicolo di stati d'animo e nel contempo condivisione, come riportato anche dalle parole di Massimo che nel presentare il brano da lui portato in scena "L'Immensità", "a volte ti ritrovi ad essere spettatore della tua stessa esistenza, senza fare nulla, vedi scorrere la vita tra le dita e stai lì a guardarla passare, bisogna non arrendersi, ma credere che le cose possano cambiare e proprio in questa speranza che si cela l'amore, l'amore di un amico, di una donna, di Dio".
Riflessioni profonde come quelle riferite anche dai ragazzi che hanno illustrato i Murales: il significato dell'arte che è espressione dell'io che si sta cercando, vuole ritrovarsi e ponderare la propria esistenza su nuovi valori. Il tema cardine della terza annualità, come spiegato da Giuseppe, è l'isola: in realtà l'isola rappresenta la vita, quella di ognuno di loro vista con i propri occhi, dall'angolazione dei propri vissuti, dai percorsi affrontati e dalla cultura di appartenenza perché il progetto della Street Art ha lavorato sul coinvolgimento prevalentemente dei detenuti stranieri per una più ampia integrazione di esperienze.
L'ultimo lavoro realizzato ha interessato lo spazio di raccordo e di ingresso ai vari cortili ed è andato a completare una progettazione ben strutturata che ha ponderato un cammino della persona coinvolta, come la ricerca del concetto dell'identità, della persona vista in tutte le sue sfaccettature, le fragilità e le risorse, i desideri e la resilienza, elemento fondamentale per la rieducazione e" ristrutturazione" della persona.
Il progetto ha visto una prima fase rivolta alla condivisione del disegno, quindi l'idea, le emozioni affrontate nel disegno stesso e poi l'integrazione dei colori a compimento di un lavoro ben curato. E se le aspettative sono quelle di essere uomini migliori, con il desiderio di libertà quantificata nel tornare a calpestare quei luoghi che li hanno visti nascere, come detto da Alfonso, ospite del Penitenziario, forse possiamo dire che il connubio posto in essere tra Istituto Penitenziario con il lavoro degli operatori ed agenti, insieme all'operosità dei volontari, diretto con lungimiranza dal direttore Rosa La Ginestra, pone le condizioni per una rieducazione ed inserimento del detenuto ben impostato.









