di Elisabetta Pagani
La Stampa, 22 agosto 2022
Viaggio nella street art d’Italia, tra piccoli borghi e periferie urbane. Una guida alle opere migliori, dai micro disegni a intere facciate dipinte.
Alcuni dominano interi quartieri, ne ingigantiscono l’anima su facciate dimenticate. Altri sono minuscoli, dettagli da scovare in una caccia al tesoro urbana. Altri ancora, come da sempre succede con l’arte, nascondono al loro interno un ulteriore messaggio. Per vederli basta girare per strade e piazze con lo sguardo fisso sul muro. È quella la tela su cui “persone che spesso sfidano molti ostacoli - spiegano Anna Fornaciari e Anastasia Fontanesi - creano la forma di arte per noi più democratica, aperta e accessibile al mondo”. L’arte urbana. Che, sottolineano, racchiude al suo interno espressioni diverse: il graffiti writing (essenzialmente scritte realizzate con le bombolette), street art (un aspetto più figurativo), neo muralismo (solitamente realizzato su commissione e con dimensioni imponenti).
“L’Italia ha una scena di arte urbana molto vivace. Negli ultimi 5 anni i progetti di questo tipo sono esplosi, Puglia e Abruzzo hanno anche leggi ad hoc. E altrettanto succederà nei prossimi 5-10 anni - osservano Fornaciari e Fontanesi -. Certo l’Italia non sarà mai Bristol o Manchester, dove l’arte urbana è talmente libera da essere invadente in senso positivo, ma è giusto così, da noi ci sono più beni da tutelare. E l’arte urbana trova comunque i suoi spazi”.
Spazi che Fornaciari e Fontanesi, coppia nel lavoro e nella vita, fondatrici del blog “Travel on Art”, raccontano in un libro, Street art in Italia. Viaggio fra luoghi e persone (in libreria dal 20 settembre) che vuole essere “la prima guida alla scoperta dell’arte urbana in Italia”. Un percorso attraverso 17 regioni, 58 destinazioni e 500 opere scelte in base al “potenziale turistico del territorio, e alla qualità artistica e all’impatto sociale dell’opera”.
Abituate a viaggiare molto all’estero, negli ultimi due anni, complice la pandemia, le due autrici hanno concentrato le loro incursioni in Italia, con l’obiettivo di proporre itinerari fuori dalle rotte più comuni ma “adatti anche a chi viaggia con bambini piccoli o animali (loro si muovono sempre con il cane Thor, ndr.)”. Per questo motivo, spiegano, le opere suggerite sono state create quasi tutte legalmente: “La street art nasce illegale, veicolando un messaggio di protesta molto forte - spiega Fornaciari - poi c’è stata una evoluzione fino ad arrivare al mural advertising, che non è street art ma pubblicità attraverso la street art. Detto questo, noi pensiamo che debbano continuare a esistere entrambe le forme di street art, legale e illegale, ma nella guida, a parte un’eccezione per un progetto della nostra città, Reggio Emilia, abbiamo privilegiato opere legali perché spesso quelle illegali si trovano in posti dismessi, complessi da raggiungere. E la nostra vuole essere una guida per tutti”. Anche con l’arte urbana legale si affrontano tematiche importanti, ci tengono a sottolineare, portando ad esempio il progetto Cheap, nato da un gruppo di sei donne a Bologna. Molti dei murales indicati nascono da progetti che coinvolgono un quartiere, una comunità, che nascono in aree difficili, che puntano alla riqualificazione. Come il progetto 167B Street dell’omonimo quartiere di Lecce, “spesso associato a immagini di degrado e marginalizzazione. Il progetto di street art ha coinvolto la parrocchia, i bambini, artisti di tutto il mondo. L’arte urbana può cambiare l’immaginario di un luogo, richiamare l’attenzione su una situazione - sottolinea Fontanesi - ma da sola non può cambiare nulla, servono politiche sociali e urbanistiche”.
I muri da vedere, nati durante festival, residenze artistiche, su commissione oppure no, sono moltissimi. Tre, secondo le autrici, gli imperdibili: “I muri di Blu a Rebibbia, che su di noi hanno avuto un impatto devastante; Camo, borgo piemontese con più opere che abitanti, tra cui quelle di Andrea Ravo Mattoni; i micro interventi di “Quore Spinato” ad opera di Cyop & Kaf nei Quartieri Spagnoli di Napoli”.










