di Vittorio Feltri
Il Giornale, 23 ottobre 2025
A proposito delle “stanze dell’amore” per i detenuti. Il nostro sistema giuridico non prevede né la tortura né la pena di morte. Togliere ogni affetto a un essere umano per anni è una forma di tortura. Non per il condannato soltanto, ma anche per chi lo ama, pur senza aver fatto nulla di male. Chi è in carcere ha perso la libertà, non la dignità. E in una democrazia civile, che tale vuole restare, questo fa tutta la differenza del mondo. Il termine affettività non è un eufemismo, bensì una realtà complessa, che riguarda non soltanto il rapporto tra coniugi, ma anche quello tra genitori e figli, tra fratelli, tra familiari che, pur non avendo commesso alcun reato, subiscono una pena collaterale. È bene ricordare che nelle carceri italiane vivono ogni giorno bambini nati da madri detenute, che non possono essere privati del contatto con un padre. È davvero questo che vogliamo chiamare scandalo?
La nostra Costituzione, alla quale sono affezionato assai più che a certi rigurgiti punitivi, stabilisce che la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato. Non a caso si parla di “rieducazione”, non di “vendetta”. E se è vero che chi ha commesso un reato deve pagare, è altrettanto vero che deve farlo in un contesto dignitoso, umano, civile, che gli consenta, se lo desidera, di ricostruirsi come persona e rientrare nella società.
Ebbene, se un detenuto mantiene un legame con la moglie, con i figli, con i genitori, con l’amore, con la tenerezza, è già meno solo. E un uomo meno solo è anche, potenzialmente, un uomo meno pericoloso, meno disperato, meno incline alla recidiva. Se ciò ti sembra poco, fidati: nelle carceri italiane, dove si muore due volte a settimana per suicidio, non lo è affatto. Il vero scandalo non sono certo le stanze dell’affettività.
Lo scandalo sono le celle sovraffollate, l’assenza di acqua calda, i topi nei bagni, i letti a castello arrugginiti, i turni di aria ridotti, i detenuti stranieri ammassati senza mediazione culturale, la radicalizzazione islamista che cresce nel silenzio, i corsi scolastici inesistenti e la mancanza di psicologi nonché la carenza di agenti, agenti che vivono un disagio spaventoso sul posto di lavoro. Questo è il vero problema.











