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di Elena Ganelli


Il Messaggero, 14 novembre 2021

 

"Una struttura decisamente al di sotto del livello minimo accettabile". Con queste parole il consigliere regionale Alessandro Capriccioli di +Europa con Emma Bonino descrive il carcere di Latina al termine di una visita ispettiva, effettuata venerdì, per verificare le condizioni nelle quali si trovano detenuti e personale.

"Si tratta di una struttura risalente al fascismo, costruita con un'idea di carcere decisamente lontana non dico da un concetto moderno di edilizia penitenziaria, ma anche da quello che oggi possiamo considerare il livello minimo accettabile spiega il consigliere - gli spazi sono angusti, cosa che incide sia sulle stanze dei detenuti sia sui locali nei quali sono organizzate le loro attività, e le manutenzioni che sarebbero necessarie sono tali e tante che coi fondi a disposizione non si riesce mai a completarle".

Naturalmente i limiti strutturali dei quali da tempo si discute sono resi ancora più gravi dal sovraffollamento: i numeri raccontano della presenza nella casa circondariale di 120 tra detenuti e detenute queste ultime occupano l'ala di massima sicurezza a fronte di una capienza di sole 77 unità. Secondo l'ultimo rapporto del Ministero della giustizia aggiornato al 31 luglio scorso Latina con i 43 detenuti in eccesso rispetto alla capienza risulta avere il tasso di affollamento più alto d'Italia (170 %), quando la media nazionale si ferma a 105%.

"La situazione continua Capriccioli è ulteriormente aggravata dalla ridotta disponibilità di personale della polizia penitenziaria, che rende tutto ancora più difficile. Il punto è che se nelle nostre carceri ci si ritrova a scontare sistematicamente difficoltà di questo tipo e di questa entità la famosa rieducazione prevista dalla nostra Costituzione non può che rimanere una parola scritta su un pezzo di carta, malgrado le migliori intenzioni e la capacità di gettare il cuore oltre l'ostacolo di chi si ritrova a dirigere strutture come questa.

Tutto questo conclude l'esponente di +Europa con Emma Bonino - ha delle conseguenze molto negative non soltanto sui diritti delle persone detenute, cosa che già di per sé sarebbe abbondantemente sufficiente, ma anche sulle condizioni spesso difficilissime in cui gli operatori sono costretti a lavorare, e soprattutto sulla possibilità che una volta uscite dal carcere le persone intraprendano una strada diversa da quella che le ha portate fin là.

O si capisce questo, e si agisce di conseguenza svuotando le carceri dalle persone che potrebbero scontare la pena attraverso misure alternative, e al contempo rendendole luoghi effettivamente riabilitanti per tutti gli altri, oppure è meglio dirci con sincerità che gli istituti penitenziari sono solo delle discariche nelle quali si accatasta tutto quello che non si è capaci o non si ha voglia di affrontare la questione".