di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 8 ottobre 2023
Non fa sconti al Governo Meloni la relazione con la quale Giandomenico Caiazza chiude il suo mandato di presidente delle Camere Penali. Il congresso di Firenze eleggerà oggi il suo successore e sarà Francesco Petrelli, ma intanto Caiazza non risparmia le critiche alle politiche della giustizia realizzate da un ministro come Carlo Nordio, nei confronti del quali resta una stima di fondo, incrinata tuttavia dalla prassi dei numerosi provvedimenti attuati.
E così per Caiazza sono sotto gli occhi di tutti “il grottesco decreto sui rave party; la durissima risposta alla Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo; la premurosa risposta al “grido di dolore” delle Procure, con il rinvio dei decreti attuativi Cartabia; la creazione di una Commissione sull’attuazione della riforma dell’ordinamento giudiziario affidato ad una Commissione composta per i 4/5 da magistrati; il costante rilancio dello strumento della creazione di figure nuove di reato e dell’aggravamento della pena per quelli già esistenti, inseguendo, secondo gli schemi del più vieto populismo penale, le emozioni e la rabbia popolare”.
E poi Caiazza attacca ancora: “in questi cinque anni ho avuto a che fare con tre diversi Ministri di Giustizia, e fatemi fiducia se vi dico che non ho mai visto una magistratura ministeriale così forte e così padrona della gestione politica del ministero di Giustizia come quella odierna. Il tema dei fuori ruolo è davvero un tema sempre più cruciale nel definire la persistente anomalia della politica della giustizia nel nostro Paese; una urgenza almeno pari a quella della riforma della separazione delle carriere”.
Petrelli, da parte sua, interviene sul tema più caldo del momento, sottolineando come “i Cpr indubbiamente violano i principi costituzionali e questa è una realtà che è stata riconosciuta in più occasioni perché effettivamente si tratta di una limitazione perdurante della libertà personale degli individui, sia pure definita come una sorta di limitazione di tipo amministrativo, ma poi nei fatti si risolve nella limitazione delle libertà”. Il futuro presidente aggiunge che “mentre la detenzione in carcere è oggetto di sorveglianza da parte di un magistrato - ha aggiunto - questo genere di limitazioni della libertà non è sottoposta ad alcun controllo se non quello del giudice di pace che è un giudice al quale è inibita l’applicazione di misure detentive”.
E, in termini più strutturali, tra i molti obiettivi delle 70 pagine del suo programma, Petrelli colloca il superamento delle criticità della riforma Cartabia, per esempio su processo a distanza e disciplina delle notifiche, entrambi punti che comprimono il diritto di difesa.











