di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 5 maggio 2025
“Tutte le sere il corpo mi parla e mi dice che è ora. I giorni stanno diventando sempre più una tortura”. Due anni per avere una risposta dalla sua Asl di riferimento. Due anni di denunce, diffide, un ricorso d’urgenza, un reclamo… E alla fine la Asl, a novembre 2024, ha detto che sì, Laura Santi - consumata da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla - ha tutti i requisiti per accedere al suicidio assistito. Peccato che fra novembre e oggi non siano stati fatti gli ultimi due passi: individuare il farmaco e stabilire la modalità di esecuzione della dolce morte. Quindi il via libera c’è ma senza quei due passi non vale niente: è di nuovo tutto fermo.
L’associazione Coscioni, come sempre guidata nella parte legale dall’avvocata Filomena Gallo, sta cercando di sciogliere il nodo, ma Laura è arrivata alla fine delle sue forze e dal suo finale ha scritto questa lettera al mondo: “Amici, Io ho bisogno di morire presto e il motivo della mia scelta è soltanto il corpo. Tutte le sere il corpo mi parla e mi dice che è ora. I giorni stanno diventando sempre più una tortura; per il caldo che comincia - e dovrei affrontare l’estate come l’anno scorso, ma con la malattia progredita in questi 12 mesi -; per i dolori (e ne stanno venendo di sempre nuovi); per la paralisi progressiva e per la fatica neurologica.
I giorni si stanno svuotando di tutto a livello di minima attività e partecipazione sociale, sono sempre più un corpo inerte pieno di dolori e complicato da gestire. Ho quindi preso contatto con un’organizzazione che fornisce aiuto per la morte volontaria in Svizzera: un orizzonte concreto e obbligato, perché la mia regione, l’Umbria, e la mia Asl, Perugia, non mi danno risposte sulle modalità pratica per ottenere il mio diritto al suicidio assistito qui in Italia. Affrontare la Svizzera per me significa pianificare un viaggio di oltre 9 ore fisicamente molto dolorose, e per cosa poi?
Per andare in un Paese straniero con persone estranee e seguire una procedura che francamente non pensavo di dover subire, perché da novembre scorso io ho il diritto di morire qui. Spero di non doverlo fare e mi batterò per questo fino all’ultimo momento utile, cioè fino al giorno prima di partire per la Svizzera. Mi manca un tanto così per eseguire la mia volontà, conto sul vostro aiuto per ottenerlo”. Per quel poco che possiamo fare eccolo il nostro aiuto per Laura: amplificare le sue parole per farle sentire più forte a chi finora non le ha ascoltate.











