di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 novembre 2026
All’annuncio roboante dato nell’aprile scorso alla Camera, Giorgia Meloni aveva parlato di “dieci mila assunzioni di volontari in ferma prefissata per fare attività di sicurezza e controllo del territorio” in qualità di “carabinieri ausiliari”. Al netto del numero che si è sgonfiato alla prima resa dei conti, la nuova figura - ora declinata nella formula della “riserva volontaria”, ossia con servizio saltuario e non a tempo pieno - ha trovato spazio nelle pieghe della manovra 2027 che sta per essere incardinata in commissione Bilancio alla Camera. Non solo carabinieri, però: il ddl prepara l’introduzione degli ausiliari anche nella polizia di Stato, nella guardia di finanza e nella polizia penitenziaria, ma per questi corpi il governo si è limitato solo ad istituire due fondi per finanziare futuri provvedimenti normativi che definiranno i nuovi profili.
Per l’arma invece, l’articolo 93 del testo introduce la figura direttamente nell’ordinamento militare consentendo il “reclutamento di un contingente massimo di carabinieri ausiliari della riserva volontaria di 600 unità per l’anno 2027 e di 1.000 unità per ciascun anno a decorrere dall’anno 2028”. Per una spesa complessiva autorizzata di “41,78 milioni nel 2027, 82,8 milioni nel 2028, 118,39 milioni nel 2029, 156,51 milioni nel 2030 e 141,44 milioni annui dal 2031 in poi.
La ferma, ossia il “contratto di lavoro”, durerà un anno, con possibilità di conferma per il biennio successivo. Potranno candidarsi i cittadini che hanno meno di 26 anni, in possesso almeno della licenza media e dei requisiti di idoneità previsti per l’arruolamento. Una volta superata la selezione, i carabinieri ausiliari seguiranno corsi di formazione “della durata massima di tre mesi”, per poi entrare in servizio a tutti gli effetti con le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria. Il loro stipendio sarà “pari al 65% del parametro stipendiale spettante al carabiniere in ferma volontaria”. Una parte selezionata di questi ausiliari, compiuti i 32 anni, potrà poi eventualmente concorrere per accedere all’Arma.
All’articolo 96 della manovra, invece, si accantonano 74,16 milioni di euro per il 2027 e 146,96 milioni nel 2028 per due fondi destinati a finanziare l’istituzione complessiva (senza alcuna suddivisione) delle nuove figure di finanziere, poliziotto e agente penitenziario ausiliario da definire però con appositi futuri provvedimenti normativi. Il primo fondo, per le spese correnti, avrà una dotazione di 21,62 milioni nel 2027, 108,05 milioni nel 2028 e in crescendo fino a 251,06 milioni annui dal 2031. Un secondo fondo, per gli investimenti, disporrà di 52,54 milioni nel 2027 e 38,92 nel 2028.
Come già accaduto con l’annuncio di aprile, quando la premier cercò di ingraziarsi così i vertici della Difesa che premevano per sostituire i militari impegnati nell’operazione Strade sicure, negli ambienti delle forze dell’ordine cresce invece la delusione. Di qualunque corpo si tratti, la “precarizzazione” fa storcere il naso. “La precarietà non è funzionale”, spiegano informalmente alcuni sindacalisti di polizia penitenziaria, tanto più se associata a una “formazione ancora più ridotta rispetto a quella attuale, già carente”. Per molti agenti, dentro e fuori le carceri, la nuova figura “non potrebbe essere d’ausilio in situazioni che invece necessitano sempre più di personale qualificato, e anzi sarebbe una catastrofe. Piuttosto si investa sugli organici, sempre più carenti anche a causa del turn over mai compensato”.
A questo proposito una soluzione su cui, secondo alcuni sindacati, starebbe lavorando il governo Meloni riguarda l’aumento dell’età pensionabile - da 60 a 62 anni - per tutte le forze di polizia. Così il governo, “mentre abbassa l’età media dei detenuti e dei minorenni imputabili, aumenta l’età media dei poliziotti: un paradosso - è il commento più amaro - senza alcun senso”.









