sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni Maria Jacobazzi

 

Il Dubbio, 29 agosto 2019

 

Il cambio di governo mette a rischio la riforma. Con l'avvento del governo Conte bis rischia tornare al punto di partenza la tanto auspicata riforma della magistratura onoraria. Le conseguenze di questo stop sono facilmente immaginabili: una nuova raffica di astensioni dalle udienze. L'ultima si è svolta a luglio, in segno di protesta nei confronti del testo messo a punto dal governo, ritenuto insoddisfacente dai giudici di pace.

Da mesi la categoria attendeva un intervento che modificasse il quadro normativo introdotto dalla precedente riforma, firmata da Andrea Orlando. Come ricordato ieri su questo giornale da Alessandro Parrotta, lo scorso 29 luglio era cominciato l'iter parlamentare in Senato del disegno di legge 1438 sul riassetto della magistratura onoraria. Il provvedimento, approvato il 20 maggio dal Consiglio dei ministri, era stato fortemente voluto dal leghista Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia.

Diverse le modifiche introdotte, come il restringimento del regime delle incompatibilità dei magistrati onorari o l'estensione dell'applicabilità della normativa sull'assistenza ai familiari disabili. Veniva poi prevista la permanenza in servizio fino a 68 anni, con l'introduzione del cosiddetto "doppio binario", ossia la scelta tra il mantenimento dell'attuale sistema a cottimo o, in alternativa, i tre impegni settimanali con un incremento dell' emolumento.

"A livello prettamente tecnico e giuridico la riforma è da accogliere con favore perché - seppur migliorabile in alcuni passaggi - inizia a rispondere in maniera chiara e proporzionata alle richieste che da anni la categoria coinvolta porta avanti", ha ricordato ieri Parrotta. Ma per molti magistrati onorari - attualmente la categoria tratta oltre il 60 percento dei procedimenti civili e penali, con competenza a decidere in via esclusiva sulla materia dell'immigrazione clandestina - si tratta invece di una riforma che non risolve i problemi di fondo: dall'equa retribuzione alle tutele previdenziali e assistenziali.

Il prossimo 7 settembre è già in programma a Roma una assemblea generale aperta a tutti i giudici di pace. L'incontro, come si legge nel comunicato dell'Unione nazionale giudici di pace (Unagipa) è stato concepito come "momento di confronto e di messa a fuoco dei problemi di organizzazione degli Uffici che stanno emergendo dalle prime applicazioni della riforma Orlando". Riforma, come detto, contestata aspramente da tutta la categoria. Perché il tema di fondo è sempre lo stesso: l'equiparazione della magistratura onoraria, sotto il profilo delle funzioni, doveri e del lavoro, a quella professionale. Concetto ribadito anche dal Comitato europeo dei diritti sociali fin dal 2016 e che non pare trovare al momento alcuna applicazione.