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di Paolo Foschini

Corriere della Sera, 4 febbraio 2025

Vera Zamagni analizza la realtà attiva da quarant’anni a Padova. Pasticceria, artigianato, un call center e 500 persone impiegate “Investire in rieducazione dei detenuti porta risparmi e sicurezza”. Solo due premesse. La prima è una osservazione della Corte dei Conti datata 18 luglio 2013, dopo la condanna di Strasburgo all’Italia per violazione dei diritti umani nelle carceri: “Investire in rieducazione e recupero dei detenuti fa risparmiare una valanga di soldi e porta sicurezza sociale”. La seconda riguarderebbe il principale strumento di tale recupero, cioè il lavoro, citando per esempio il programma (titolo: Lavoro carcerario) siglato nel 2022 tra lo Stato italiano e i colossi delle telecomunicazioni: privo di “alcun risultato perché frutto di decisioni prese senza tenere conto della realtà del carcere, e perciò inapplicabili”.

E questo il contesto in cui, invece, da quarant’anni a Padova è nata poi cresciuta sempre più una cooperativa sociale di tipo B che si chiama Giotto e che di lavoro per chi dentro sia per chi è uscito - vero e remunerato, non come passatempo - ne ha messe in piedi montagne: oggi ha più di 500 collaboratori, una pasticceria nota in tutta Italia, un call center, attività artigianali come il montaggio di valigie e biciclette, culturali come la reception alla Cappella degli Scrovegni, e l’elenco sarebbe davvero lunghissimo.

Ed è questa la realtà cui Vera Zamagni, docente di Storia economica all’università di Bologna con attenzione particolare alla cooperazione, ha dedicato il suo ultimo libro: “La Cooperativa sociale Giotto - Una normalità eccezionale” (il Mulino, pp. 190, 20€). Il libro da cui sono tratte le premesse fatte sopra. Il sottotitolo la dice lunga. “Sintetizza la realtà: una esperienza come Giotto in Italia dovrebbe essere la normalità, e gli strumenti ci sarebbero eccome, eppure casi come questo sono purtroppo eccezioni”.

Perché?

“Beh, intanto perché da parte delle persone che ci si vogliono mettere servono sicuramente qualità importanti. Almeno tre. La prima è l’imprenditorialità, e non in tutte le cooperative sociali è davvero presente. Quelle di tipo B prevedono l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, d’accordo: ma bisogna capire chi sono gli svantaggiati con cui hai a che fare, e inventarsi lavori che loro possano svolgere sul serio in modo produttivo. La seconda è la capacità, oltre alla volontà, di misurarsi con il mondo delle istituzioni. Che spesso è un muro di gomma. E richiede la forza di fare battaglie”.

Per esempio?

“Sono stati i creatori della cooperativa Giotto a far inserire anche la categoria dei carcerati tra gli svantaggiati di cui parla la Legge 381 dedicata appunto alle cooperative sociali. E ancora loro, certo non da soli ma loro c’erano, sono tra quelli cui si deve l’esistenza di una legge come la Smuraglia fatta apposta nel 2000 per considerare le carceri come luogo di lavoro vero e prevedere incentivi per chi assume persone in detenzione o ammesse al lavoro esterno”.

La terza qualità?

“È quella che io chiamo relazionalità: capacità di coinvolgere soggetti che il lavoro in carcere possano darlo sul serio”. Ma le altre ragioni dell’eccezionalità? “In fondo sono riassunte nel motivo per cui ho voluto scrivere questo libro: togliere la principale scusa a quelli che il lavoro in carcere non lo vogliono portare, cioè dire che è impossibile. Il punto è volerlo”.

Allora diciamo le ragioni per volerlo…

“La principale è quella che muove qualsiasi impresa, cioè il fattore economico: il lavoro dato a persone detenute non è beneficenza. La seconda è di convenienza per tutti: il ritorno al crimine da parte di chi in carcere veramente sperimenta la soddisfazione del lavoro è quasi zero. Mentre il costo di un carcerato recidivo è altissimo. Ma questo è il paradosso del Pil”.

Cioè?

“I costi fanno Pil. Le guerre e i terremoti portano morte e distruzione, ma poi muovono un sacco di soldi. Per questo il benessere di una società va misurato anche con altri parametri. E ogni persona detenuta recuperata dalla società è una vittoria per tutti”.