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di Paolo Griseri


La Repubblica, 21 luglio 2019

 

Non si può dire che il suo sia un giudizio distaccato: "Sono stato dipinto come l'uomo delle tangenti. Non ne ho mai intascata una, ma con Mani pulite la mia vita è cambiata radicalmente. Vivo con una normale pensione, non mi lamento e non penso proprio di essere un privilegiato".

Mani pulite fu un errore? "Non credo affatto. Ha avuto il merito di indicare il problema della corruzione in Italia". Primo Greganti, il "compagno G", si arrabbia quando i militanti del vecchio Pci lo elogiano per aver saputo tacere di fronte alle domande del pool e di Di Pietro: "Non ho fatto nulla di eroico perché non avevo proprio nulla da nascondere.

Sono stato condannato una sola volta per la vendita del palazzo di Editori Riuniti al prezzo del valore catastale". E le altre volte? Quante volte ha patteggiato? "Ho patteggiato perché non avevo il denaro per pagarmi una difesa che durasse anni, fino all'ultimo grado di giudizio. Siamo in un Paese in cui dimostrare la propria innocenza può diventare un lusso".

Ma anche recentemente, per i lavori dell'Expo, è finito sotto inchiesta: "Mi ci hanno trascinato i signori del cemento perché volevo fare le costruzioni in legno". Borrelli, l'ha mai incontrato? "L'ho incrociato qualche volta nei corridoi dei tribunali. Poi l'ho seguito molte volte nei discorsi pubblici. L'ho seguito in modo, direi, puntiglioso e spesso mi sono trovato d'accordo con lui". Lei difende magistrati che, per sua stessa ammissione, le hanno rovinato la vita: "Io difendo la magistratura perché spesso si è trovata sola a combattere i mali di questo Paese. E questo è uno degli errori".

Molti imputati di Borrelli hanno accusato i magistrati di aver stravolto l'equilibrio tra i poteri. Non è d'accordo? "Che ci siano stati errori è certo. E io sono una vittima di quegli errori. Ma non commetterò quello che, temo, sia stato il più grande errore di Mani pulite: dare l'avvio, indirettamente, a un generale discredito delle istituzioni che è l'inizio del populismo. La magistratura non va attaccata. La democrazia si regge sul rispetto delle sentenze, anche quelle sbagliate". Gli interrogatori fiume di Greganti con Di Pietro furono epici: "Mi volevano far dire cose che non erano vere. Parlo di Di Pietro ma anche di Tiziana Parenti. Io servivo. Ero quello che dimostrava che il Pci non era estraneo alla corruzione, anche se era all'opposizione".

E non era vero? "Non dico che anche nella sinistra non ci fosse chi cedeva alla tentazione della corruzione. Per questo penso che in fondo lo shock di Mani pulite sia stato salutare per il Paese". Quale fu il più gande errore dei magistrati guidati da Borrelli? "L'utilizzo della carcerazione per strappare confessioni. Non c'è certezza con quel metodo. Finisce che la gente dichiara anche cose non vere".

Primo Greganti, il compagno G, l'uomo che avrebbe difeso i segreti del Pci dalle indagini. La sinistra non approfittò del terremoto creato dall'inchiesta? "Ci fu chi, come Occhetto, si illuse che si potesse trarre qualche vantaggio dal frantumarsi della Dc e del Psi. Ma in realtà si sarebbe scoperto più tardi che non era così e che anche la sinistra sarebbe stata travolta dal discredito generalizzato che quella stagione provocò".

Il Pci scoprì allora di non essere diverso dagli altri. Così si disse allora... "Mah, ricordo che chi ci diceva di essere un partito corrotto come tutti, e non era vero, era lo stesso che fino a pochi anni prima ci dava dei moralisti perché nei consigli comunali chiedevamo conto delle spese degli enti locali e volevamo delle giustificazioni". Ma alla fine, la corruzione è stata sconfitta: "Sono d'accordo con Colombo: oggi in Italia ce n'è di più. E i rischi per la democrazia sono aumentati".