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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 11 settembre 2023

A Regina Coeli un recluso di 21 anni si è tolto la vita. Era affetto da scabbia. Al Mammagialla invece malore fatale per un detenuto durante la protesta, con aggressioni e incendio, da parte di sei marocchini, sedata con la forza. Un detenuto morto d’infarto, un altro salvato in extremis dopo aver tentato di suicidarsi. Sei reclusi marocchini che con altri scatenano il panico nel loro reparto, bruciando materassi nelle celle. Il carcere “Mammagialla” di Viterbo nel caos, dopo che giovedì scorso in cinquanta si erano già rifiutati di rientrare rimanendo nel cortile interno per tutta la notte. “A controllarli c’erano solo otto agenti della Penitenziaria, rimasti in attesa di ordini”, rivelano i sindacati di categoria, come il Sappe, con il segretario generale Donato Capece.

Una situazione a rischio, che si inserisce in uno scenario drammatico negli istituti di pena del Lazio, all’indomani peraltro del ritrovamento nel carcere minorile di Casal del Marmo di dosi di droga e di un punteruolo, e delle notizie sulla prossima chiusura di Regina Coeli (dove ieri un recluso 21enne si è tolto la vita). A Viterbo la polizia penitenziaria indaga su quanto accaduto nella notte di sabato, con il 50° detenuto morto dietro le sbarre dall’inizio dell’anno. In questo caso in circostanze inquietanti, con aggressioni e addirittura dita staccate a morsi durante la protesta, sedata anche grazie all’intervento di agenti fuori servizio fatti rientrare al lavoro dalla direzione.

“Il sovraffollamento e la cronica carenza di personale stanno compromettendo l’ordine e la sicurezza della sede - spiega Massimo Costantino, segretario generale della Fns Cisl Lazio -. A Viterbo su 343 agenti ne risultano effettivi 260, 201 dei quali solo in servizio”. Con oltre 600 detenuti a metà agosto quando i posti disponibili sono 440. E sempre per Capece “nel carcere di Viterbo non c’è controllo nel modo più assoluto”.

Anche la Fns Cisl Lazio parla di “situazione sempre più drammatica nella casa circondariale di Viterbo”, costretta a fare i conti con “il sovraffollamento e la gravissima carenza degli organici”. Costantino chiede “urgenti e radicali interventi perché il personale è stremato e così non si può continuare. Basta con le passerelle, servono ora come non mai solo atti concreti. Dalle condizioni delle carceri si misura il grado di civiltà della nostra Repubblica ma non occorre dimenticare che chi opera nei penitenziari deve poter lavorare in serenità e questo non risulta ad oggi ed purtroppo non compreso da chi, invece, dovrebbe intervenire e risolvere la problematica”.