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romatoday.it, 18 marzo 2020


"Ma è necessario ridurre il numero dei detenuti". La richiesta ribadita dal Garante dei detenuti del Lazio Anastasìa che conferma: "Nessun caso di Covid-19 nel Lazio". Dopo le proteste dei giorni scorsi nelle carceri romane, così come quelle italiane, i detenuti e le loro famiglie attendono di capire quali misure verranno messe in campo e, soprattutto, con quali tempi visto il crescere dell'emergenza Coronavirus. Come ha fatto sapere con una nota il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, oggi dalla Regione sono arrivate le indicazioni sanitarie per contenere e gestire un eventuale contagio da Covid-19 negli istituti penitenziari nel Lazio.

La nota, inviata dal Direttore per la Salute della Regione Lazio, Renato Botti ai direttori generali delle Asl, ai dirigenti regionali dell'Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile, alla presidente del Tribunale di sorveglianza, disciplina le precauzioni standard di prevenzione della diffusione del virus e le modalità di valutazione ed eventuale assistenza dei detenuti in ingresso o già all'interno negli istituti penitenziari.

Un "passaggio essenziale di condivisione e omogeneizzazione delle procedure", commenta il Anastasìa che però presuppone "un significativo ridimensionamento della popolazione detenuta". Ridurre il sovraffollamento per Anastasìa è "essenziale per poter disporre le misure di isolamento sanitario, anche in via precauzionale, laddove dovessero registrarsi casi di positività". Una preoccupazione comprensibile, viste anche le notizie che arrivano da alcune carceri lombarde, "anche se nel Lazio non si registrano casi di positività", ribadisce il Garante.

In quanto alle misure di sicurezza sanitaria, secondo quanto apprende Romatoday, presso gli istituti penitenziari sono state allestite delle tende della protezione civile "per effettuare controlli sanitari sui detenuti in ingresso". Come raccontato da Romatoday, su impulso del Tribunale di sorveglianza ormai qualche giorno fa ai detenuti di Rebibbia con pene inferiori ai 18 mesi sono state fatte compilare domande di domiciliari e la polizia penitenziaria ha iniziato a verificare i domicili dei diretti interessati.