di Maurizio Perriello
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
La relazione di fine mandato di Stefano Anastasia fotografa un sistema sotto pressione: carenze sanitarie, personale insufficiente e aumento delle richieste dei detenuti. Il Garante chiede più misure alternative e risposte territoriali. Il sovraffollamento delle carceri del Lazio ha raggiunto livelli inediti. Nel 2025 il tasso di occupazione delle celle è stato del 149%, dieci punti in più rispetto alla media nazionale. Nello stesso anno, l’ufficio del Garante regionale delle persone private della libertà ha ricevuto oltre 3.600 istanze individuali, 500 in più rispetto al 2024 e ben 2.500 in più di quante riusciva a seguirne nel 2023, prima che entrassero pienamente a regime gli sportelli affidati a università e associazioni. È il quadro tracciato da Stefano Anastasia, Garante regionale giunto alla conclusione del secondo mandato.
Un bilancio che ripercorre un decennio di attività dal 2016 al 2026 e descrive un sistema segnato dall’aumento delle presenze, dalle difficoltà dell’assistenza sanitaria penitenziaria e da risorse umane insufficienti rispetto alla crescita delle richieste. Una situazione allarmante già di per sé, e che potrebbe aggravarsi a causa della stagione di caldo estremo che Roma e l’intera Regione stanno vivendo.
Carceri in sofferenza - Secondo la relazione, il tasso di affollamento del 149% aggrava le condizioni di vita delle persone detenute e rende più difficile garantire sicurezza e qualità del lavoro anche al personale penitenziario. Anastasia ha richiamato l’urgenza di politiche capaci di ridurre il ricorso alla detenzione e di rafforzare le misure alternative. L’aumento dei posti disponibili nelle carceri o nelle Rems, ha osservato, non sarebbe sufficiente a risolvere i problemi se non venissero affrontate anche le cause che alimentano il sistema. A partire dalla scarsità di risposte sul territorio e dalla fragilità dei servizi di salute mentale.
L’aumento record delle istanze al Garante - Le oltre 3.600 istanze ricevute nel 2025 riguardano soprattutto l’assistenza sanitaria, i trasferimenti, l’accesso alle misure alternative e le condizioni della detenzione. L’incremento delle richieste testimonia, secondo il Garante, sia l’intensificazione dell’attività degli sportelli sia la crescente complessità dei problemi segnalati. Sovraffollamento, carenze di organico e condizioni di lavoro precarie contribuiscono inoltre ad aumentare il rischio di autolesionismo e suicidio, rendendo più difficile la prevenzione e la presa in carico delle persone vulnerabili.
La Casa di comunità nel carcere di Rebibbia - Tra gli interventi richiamati nella relazione figura il protocollo sottoscritto per realizzare una Casa di comunità a Rebibbia, destinata a migliorare l’assistenza sanitaria all’interno del carcere. Il progetto si inserisce in un sistema che, secondo Anastasia, deve rafforzare la continuità delle cure e la capacità di rispondere ai bisogni sanitari e psicologici delle persone detenute. Le condizioni di sovraffollamento, tuttavia, continuano a rappresentare un ostacolo sia alla tutela della salute sia alla prevenzione del rischio suicidario.
Le condizioni nel Cpr di Ponte Galeria - La relazione affronta anche la situazione dei Centri di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria, a Roma, e di Gjiader, in Albania, visitato dal Garante nell’estate del 2025 insieme alla Garante di Roma Capitale. Per i Cpr Anastasia ha segnalato le difficoltà legate alle condizioni di trattenimento, all’assenza di uno sportello dei garanti e alla sproporzione tra permanenze prolungate e bassi tassi di rimpatrio.










