di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 12 luglio 2024
Stefano Anastasia ha tracciato il bilancio del 2023 in 14 istituti di pena nella regione. Problemi e gravi carenze a Regina Coeli e a Rebibbia. Detenuti in aumento a Casal del Marmo e anche al Cpr di Ponte Galeria. Sovraffollamento cronico, strutture che necessitano di interventi urgenti, suicidi dietro le sbarre (anche di personale della polizia penitenziaria, come accaduto lo scorso fine settimana), episodi di autolesionismo e dipendenze da farmaci e stupefacenti (il 50% del totale in regione rispetto al 25-29% nazionale). Un quadro inquietante quello descritto ieri dal Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia presentando in Consiglio regionale la Relazione 2023 sull’attività del suo ufficio.
In particolare, secondo Anastasia, a fine anno “il tasso di sovraffollamento nelle 14 carceri del Lazio era del 138%, con punte del 170% in tre strutture, visto che i posti effettivamente disponibili erano 4.745 con 6.537 presenze. Sulla carta i posti sarebbero 5.217 e anche in quel caso il tasso sarebbe stato del 125%, comunque superiore al 119% nazionale (60.166 detenuti per 51.790 posti). La situazione della nostra regione dal punto di vista dell’affollamento è la più critica d’Italia”, dice ancora il Garante, anche perché il Lazio è la quarta regione per numero di persone recluse dietro a Sicilia, Campania e Lombardia.
Percentuali che riflettono scenari drammatici come quelli del Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria dove nel 2023 “c’è stato un incremento di presenze del 60% - spiega il Garante -: gli arrivi e transiti sono stati 1.145 (1.100 uomini e 45 donne, e anche otto minori), mentre nel 2022 erano state 714, che già rappresentava un +49% sul 2021, ma che avevamo considerato come rimbalzo determinato dalla progressiva uscita dalla emergenza pandemica”. Il dato sui transiti, sottolinea ancora Anastasia, “non ci è stato fornito dall’Ufficio immigrazione della Questura, come anche l’anno precedente”, mentre le persone che hanno lasciato il Cpr sono state 1.069, “ma solo 268 sono state rimpatriate in seguito al trattenimento”. Problemi anche nel carcere minorile di Casal del Marmo, al centro di continui incidenti soprattutto di notte. Attualmente ospita 63 detenuti, mentre a fine 2023 erano 46.
“Tensioni interne e mancanza di risorse umane e finanziarie ostacolano la funzione rieducativa - avverte ancora Anastasia -. Ogni detenuto ha un programma individualizzato, ma mancano spazi per colloqui all’aperto e prolungati. L’attività scolastica include corsi di vari livelli, ma la continuità degli studi è difficile. La carenza di personale limita le attività trattamentali e i colloqui familiari”. Le strutture carcerarie del Lazio non facilitano il lavoro di chi opera all’interno. “Nonostante negli ultimi anni siano stati realizzati numerosi interventi di manutenzione straordinaria, molti istituti penitenziari hanno importanti problemi di carattere strutturale: infissi usurati e deteriorati che d’inverno sono un problema. A Latina - rivela Anastasia - nella sezione maschile andrebbero sostituiti quasi tutti. Gravi problematiche di spazi e condizioni detentive a Viterbo, Rebibbia - anche femminile, Regina Coeli, Latina e Cassino dove dopo la chiusura di un’intera area nel 2019 per problemi strutturali, è inagibile un’intera sezione con sovraffollamento nell’unica disponibile per detenuti per reati comuni. Altre sezioni sono state chiuse a Rebibbia e a Viterbo”.
Condizioni difficili che favoriscono l’autolesionismo, passati da 1.153 a 1.161, e anche i suicidi che nel 2023 sono stati 6 (uno in meno rispetto al 2022) sui 71 in tutte le carceri italiane. “Vivere in carcere - commenta Marina Finiti, presidente del Tribunale di Sorveglianza - è molto più drammatico di quanto possa immaginare chi ne sta fuori, sia per detenuti sia per gli operatori. I tentativi di suicidio sono 3-4 volte più dei suicidi. Non riusciamo a tenere il passo”.









