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di Antonio Sbraga

Il Tempo, 7 agosto 2023

I camici bianchi non accettano la sede. Deserti i bandi per l’assunzione di nuovo personale. Per gli operatori sono luoghi di lavoro troppo disagiati. A rischio anche i servizi essenziali oltre a quelli specialistici.

È l’unica fuga dal carcere che i penitenziari del Lazio non riescono a fermare: quella dei medici. I camici bianchi, infatti, mandano “in bianco” anche i bandi di concorso per le strutture sanitarie negli istituti di pena, sempre più carenti di operatori.

“Abbiamo constatato che le Asl - ha detto il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, nel corso di un’audizione in Consiglio regionale - hanno difficoltà serie a garantire servizi essenziali dentro gli istituti, anche nella rete della medicina base, non solo in quella specialistica. Occorre capire come si possa incentivare la presenza di personale, riconoscendo che la prestazione di servizio sanitario all’interno di un istituto di pena è obiettivamente la prestazione in una sede disagiata e che quindi bisognerà trovare degli incentivi.

Molti giovani se possono scegliere se fare il medico o l’infermiere dentro un carcere o farlo sul territorio ovviamente scelgono di farlo sul territorio”. E tutti i direttori generali delle Asl hanno confermato la diagnosi del garante: “C’è un forte problema di sovraffollamento e di carenza del personale sanitario: tutte le manifestazioni di interesse sono andate deserte. Stiamo lavorando molto anche sulla telemedicina - ha detto il commissario straordinario dell’Asl Roma 1, Giuseppe Quintavalle - La prima medicina è già in fase di ristrutturazione, poi passeremo alla seconda. Regina Coeli ha 78 posti letto, le 2 camere operatorie saranno in funzione da settembre”.

Anche Cristina Matranga, direttrice generale dell’Asl Roma 4, ha ribadito le “difficoltà a far accettare al personale la sede carcere, ma anche difficoltà ad avere equine stabili. Abbiamo provato a introdurre un principio di rotazione del personale, ma in questo caso c’è resistenza da parte della direzione del carcere. Abbiamo avviato il servizio di telemedicina e teleassistenza”. Parzialmente attivata pure “nel carcere di Viterbo, ma non è possibile implementare altri ambiti per problemi legati alla fibra ottica”, ha lamentato l’Asl denunciando che “gli avvisi per l’assunzione di nuovo personale sono andati deserti”. Come a Rieti: “Non si trovano medici penitenziari, preferiscono andare a fare la guardia medica”.

Per Francesco Marchitelli, commissario straordinario dell’Asl Roma 6, “il principale problema è l’assistenza psichiatrica: abbiamo una sola professionista, il bando che abbiamo fatto è andato deserto”. Una situazione analoga a quella denunciata dall’Asl di Latina: “Deserti i bandi per nuovo personale, mandiamo psichiatri a rotazione dal Centro salute mentale di Latina”. Pure a Frosinone c’è “carenza di personale, non solo sanitario ma anche di polizia penitenziaria”.

Soprattutto “nel nucleo traduzioni, quello preposto ad accompagnare i detenuti alle visite specialistiche all’esterno”. Un’inadeguatezza che, secondo il garante, fa il paio con “la carenza di personale medico e paramedico all’interno degli istituti penitenziari”.

Dove finisce per saltare un terzo di visite ed esami prenotati per i detenuti: “Il 35 per cento di procedure inevase per carenza di personale”. Sono queste, ha concluso il garante, “le 3 criticità fondamentali, aggravate dal sovraffollamento che interessa la maggior parte degli istituti penitenziari del Lazio”.