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di Ilaria Sacchettoni


Corriere della Sera, 16 dicembre 2021

 

La prima mossa della procura regionale sarà acquisire documenti presso il Dap. L'ipotesi della frode in pubbliche forniture formulata dai pm di piazzale Clodio. Quei 2 euro e 39 centesimi al giorno per colazione, pranzo e cena quotidiani dei detenuti potrebbero costare alla pubblica amministrazione un danno di immagine inversamente proporzionale alla povertà dell'ammontare. La Procura regionale della Corte dei Conti, guidata da Pio Silvestri, ha deciso di avviare un'inchiesta sull'argomento. Una mossa ragionata dopo la bocciatura espressa dalla sezione di controllo lo scorso settembre, quando i colleghi avevano parlato di "irragionevolezza" del regime carcerario nel quale il vitto giornaliero appare in contrasto con i principi umanitari riconosciuti dalla Costituzione, come il diritto alla salute dell'individuo.

Quanto alla Procura penale che ha avviato indagini per frode in pubbliche forniture sul tema, il Dap (dipendente dal ministero di Giustizia) potrebbe aver favorito i privati aggiudicatari delle gare d'appalto sul vitto concedendo loro l'arbitrio di gestire gli spacci interni ai penitenziari a pagamento (cosiddetto sopravvitto) a prezzi quasi mai di convenienza. Sta di fatto che il ministro Marta Cartabia ha deciso di azzerare le gare d'appalto per vitto e sopravvitto e di bandirne di nuove. Ora sta alla magistratura contabile - per una volta chiamata non a valutare profili di possibile spreco ma eventuali danni di immagine per la pubblica amministrazione - effettuare verifiche. Per cominciare chiederà documenti allo stesso Dap. Per il Garante capitolino dei diritti dei detenuti, Gabriella Stramaccioni, "le proteste per il cibo nelle carceri si moltiplicano".