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di Maria Sole Lupi

 

castellinotizie.it, 20 gennaio 2022

 

Intervista al consigliere regionale Capriccioli: "Pensare se il carcere sia davvero la soluzione".

Un tema che da più parti poco si riscontra - dalla TV alla carta stampata, passando per la politica - è quello delle condizioni di vita nelle carceri italiane, comprese quelle nel Lazio, di cui spesso se ne sente parlare solo per fatti di cronaca conclamati.

Al problema del sovraffollamento, dei detenuti psichiatrici, del sottorganico del personale, l'inagibilità e le carenze delle strutture e i casi di malasanità penitenziaria, si sono aggiunte nell'ultimo biennio tutte le conseguenze ulteriormente limitative della Pandemia Covid-19 che hanno acuito di gran lunga le sofferenze di chi già vive o viveva "recluso".

Ad evidenziarne le storture interne parlano alcuni atroci numeri sui suicidi. Negli ultimi 2 anni più di 100 persone si sono tolte la vita nelle celle di detenzione in Italia: ben 54 soltanto nel corso del 2021, dei quali almeno 4 sono i casi accertati nella regione Lazio, senza contare le centinaia di tentativi di suicidi che gli agenti di Polizia penitenziaria riescono a sventare. Ha ripreso, infatti, l'iniziativa non violenta dello sciopero della fame dell'esponente del Partito Radicale e presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, e di quanti vogliono aiutarla nel suo nobile gesto, per far sì che possa diminuire nel breve tempo la popolazione detenuta che affolla gli istituti di tutta Italia in condizioni inumane e degradanti mediante la concessione di maggiori misure alternative.

Abbiamo chiesto al consigliere della Regione Lazio, Alessandro Capriccioli (di +Europa) - anche lui proveniente dall'area politica del Partito Radicale e da anni attivo sui temi legati al carcere e alla dignità delle persone detenute - di commentare insieme i dati sempre allarmanti sui suicidi e sui tentati suicidi nelle carceri della Regione Lazio a fronte di un sovraffollamento che, sebbene sia persistente, sembra anche diminuire rispetto agli scorsi anni.

 

È notizia recente che già a pochi giorni dall'inizio del 2022 al carcere di Mammagialla di Viterbo ci sono stati diversi tentativi di suicidi bloccati dalla polizia penitenziaria. Due in particolare, i suicidi già avvenuti da inizio 2022 che fortunatamente non hanno interessato le carceri laziali. Come commenta questi dati? Quali sono, secondo lei, quelle condizioni soggettive e materiali che provocano malessere all'interno degli istituti e possono portare ai terribili casi di suicidio?

"In Italia si contano in media tra i 50 e i 60 suicidi all'anno dagli anni 2000. I numeri ci dicono che ci sono una serie di condizioni che favoriscono una serie di tentativi di suicidio e purtroppo anche di suicidi riusciti. Una di queste è l'isolamento. Nella grande percentuale dei casi questi episodi avvengono nelle celle di isolamento" nonostante, afferma il consigliere: "psichiatri e psicologi ci hanno spiegato quali sono gli effetti dell'isolamento sulle persone soprattutto in un contesto carcerario. L'isolamento dovrebbe essere usato con estrema cautela in casi del tutto eccezionale. Ad oggi anche negli istituti del Lazio l'isolamento è la principale sanzione disciplinare che viene erogata ai detenuti per qualsiasi mancanza di cui sono responsabili all'interno del carcere. Il sovraffollamento è un'altra causa incentivante di tali condizioni psichiche critiche. Ha affermato: "Io ho visto luoghi nel Lazio in cui c'erano 7 persone in una cella e materialmente non potevano stare in piedi tutti insieme. Se 4 stavano in piedi 3 dovevano stare a letto o farsi una partita a carte. Ho visto condizioni strutturali terrificanti, Faccio un esempio: nel carcere di Cassino c'è un'ala del carcere che è sprofondata nel terreno ed è stata chiusa. Tramite quell'ala si accedeva al campo sportivo e adesso non vi si può più accedere. Nell' isolamento nei mesi invernali c'era un grado polizia penitenziaria e persone detenute con guanti e cappello".

 

Lei pensa che il suicidio in carcere sia qualcosa di endemico, ossia esiste perché esiste il carcere, oppure secondo lei può essere evitato con validi meccanismi di prevenzione, di diagnosi e cura per i soggetti più deboli?

"Indubbiamente il sovraffollamento e le condizioni di vita precarie, soprattutto in determinati istituti, aumentano le difficoltà e sono fattori di rischio particolarmente gravi, ma il punto è che il carcere è concettualmente un luogo finalizzato a generare disperazione. Aldilà di alcune felici eccezioni che ci sono oggi in Italia, il carcere è una struttura afflittiva, psichiatrizzante e finalizzante a una forma di annullamento dell'essere umano. È proprio il concetto di carcere in sé che può avere una serie di conseguenze pesanti".

Ha aggiunto: "Aldilà del battersi sul migliorare le condizioni di vita nelle carceri, secondo me occorre fare una riflessione di fondo sul concetto di carcere: il carcere serve allo scopo per cui lo abbiamo individuato?" si chiede il consigliere Capriccioli facendo riferimento allo scopo rieducativo - meglio se si parla di reinserimento - della nostra Costituzione. "Un'altra parola che dice la nostra Costituzione è la parola "pena", che significa nella lingua italiana dolore e sofferenza, afflizione. È evidente che il carcere lo sia. E non può meravigliarci che il suicidio sia una delle soluzioni più facili rispetto ad altri luoghi. La riflessione da fare è se noi riteniamo davvero che il carcere sia lo strumento che ci serve per far sì che la persona non torni a commettere reato e possa essere reintegrata socialmente".

"Anche se noi ci svegliassimo domani mattina- prosegue il consigliere Capriccioli - e tutte le carceri della regione e del paese fossero senza quei limiti che conosciamo, ossia senza sovraffollamento, con situazioni strutturali ottimali, con la temperatura giusta senza quell'area di decadimento (umidità e infiltrazioni), comunque io mi aspetterei che all'interno di quei luoghi episodi come i suicidi continueranno ad essere più frequenti rispetto ad altre condizioni. Perché la condizione carceraria- nelle migliori condizioni possibili- è comunque una condizione di afflizione e di limitazione della libertà e dunque veicolo di disperazione.

Inoltre, con i dati a disposizione, sappiamo che le carceri non stanno creando sicurezza per i cittadini, perché le percentuali sulla recidiva sono altissime, e lo facciamo con uno strumento che crea dolore, disagio e anche suicidi" ha concluso il consigliere regionale.

 

Consigliere, si trova d'accordo con Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria che ha di recente affermato in una nota: "Noi riteniamo che servirebbero almeno due settimane in carcere ai nostri politici per comprenderne appieno le storture, la disorganizzazione e i molteplici deficit noi riteniamo che ne servirebbero almeno due ai nostri politici per comprenderne appieno le storture, la disorganizzazione e i molteplici deficit"? Come vede il mondo della politica, anche tra i suoi colleghi della Pisana, in rapporto al carcere?

"Tranne qualche eccezione il mondo della politica lo vedo completamente indifferente alla questione carceraria. C'è una piccola parte di persone che su questo nutrono un'attenzione, c'è una grande maggioranza che non gli importa nulla, ma c'è anche una parte di persone che non conosce questo tema. Nel Consiglio Regionale del Lazio c'è una buona sensibilità sulla questione carceri e ci sono colleghi e colleghe che, compatibilmente ai loro impegni, sono attenti e attente. Abbiamo poi un Garante regionale dei detenuti, Stefano Anastasìa, straordinario. Siamo molto fortunati ad avere un garante così che abbiamo votato (al suo secondo mandato ndr) in aula con grande soddisfazione. Il panorama generale del paese è disarmante, c'è un pezzo di politica che va avanti al grido buttiamo la chiave e poi c'è una grande indifferenza. Inoltre il carcere è un tema complicato e scomodo che pone questioni conflittuali, ma le istituzioni devono affrontarle".

 

Cosa sta facendo o cosa potrebbe fare la Regione Lazio per migliorare le condizioni di vita nelle carceri e abbattere il tasso dei suicidi? Ci sono i fondi per farlo?

Dalla Regione Lazio alcuni fondi sono stati messi. Grazie a un mio emendamento abbiamo stanziato 600.000 euro per la digitalizzazione delle carceri che è un fatto importante per dotare gli istituti penitenziari della banda e delle apparecchiature per i collegamenti. È chiaro che noi dovremmo fare di più sul piano delle attività trattamentali dei detenuti oltre l'università, la scuola, la digitalizzazione. Ogni cosa che si fa non è mai sufficiente e spero che faremo sempre di più. Tutta la parte strutturale - ha spiegato Capriccioli - non attiene alla Regione ma al ministero della Giustizia". Ha aggiunto: "È bene sostituire un carcere decadente con un carcere funzionale, ma l'obiettivo non è quello di costruire nuove carceri e di più belle perché comunque resterebbero un serbatoio di dolore, di disperazione, marginalità e inefficienza nel trattamento delle persone che hanno compiuto dei reati. Nel nostro paese sono state sistematicamente costruite carceri che dopo due anni cadevano a pezzi come nel periodo delle carceri d'oro dei primi anni '90 (Velletri, Viterbo, Frosinone)".

Ha incalzato Capriccioli: "Il tema di lotta politica è un altro. La maggior parte delle persone che sono in carcere non dovrebbero stare in carcere, sarebbe più efficace trattarli in altro modo. Le misure alternative sono la soluzione su cui spingere perché funzionano meglio e svuotano le carceri di disperazione e sofferenza a beneficio di tutti. Un'altra misura su cui puntare è il lavoro", ha concluso il consigliere che ha voluto ricordare una riflessione di Luigi Manconi, ex senatore del Partito Democratico.

"Manconi lo spiega in modo esemplare. Il sistema carcerario è fatto in modo da identificare i detenuti con il loro reato. È evidente che questo è un sistema che non porta da nessuna parte. Come si fa a recuperare una persona che nel momento in cui arriva in carcere viene identificata con il reato che ha commesso? E ancora di più, con un sistema di trattamento che annichilisce la persona?".