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di Luca Bonzanni

Avvenire, 13 aprile 2025

Entro il mese di giugno lo strumento verrà usato in 50 istituti per documentare attività di servizio e garantire l’ordine. Le bodycam arrivano anche in carcere. Anche la polizia penitenziaria avrà a disposizione le “telecamere indossabili”, già in uso ad altre forze dell’ordine e ora pronte a essere impiegate anche per la sorveglianza all’interno dei penitenziari. Il “collaudo”, come spiega e una circolare del ministero della Giustizia inviata nei giorni scorsi ai sindacati di categoria, avverrà entro il mese di giugno e coinvolgerà una cinquantina di strutture tra carceri per adulti e quelle minorili, ma potranno essere utilizzate anche in alcuni servizi sul territorio, per esempio legati alle misure alternative o alle “traduzioni” (i trasferimenti) di un detenuto da un carcere all’altro o in tribunale per le udienze.

Si tratta di “uno strumento di videoripresa funzionale a documentare le attività di servizio relative alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e/o penitenziarie “, secondo la definizione della circolare, che ne stila delle linee guida. L’uso delle bodycam, posizionate sul gilet tattico degli agenti, sarà deciso dal direttore dell’istituto e ha l’obiettivo di acquisire filmati utili in alcune circostanze, ad esempio “a tutela e garanzia dell’ordine e della sicurezza all’interno degli istituti penitenziari e degli istituti penali peri minorenni”, cioè per documentare possibili violazioni o reati. E in quali situazioni?

L’attivazione dei dispositivi, prosegue il documento, “sarà assicurata nei casi in cui si proceda a operazioni di perquisizione straordinaria o generale e in presenza di eventi critici” come “aggressione fisica al personale di polizia penitenziaria, autolesionismo, rivolte, violenza o minaccia, evasione o tentata evasione”, ma anche in caso di “barricamento come forma di protesta passiva” (quindi senza l’uso della violenza) o “battitura delle suppellettili collettiva”.

Il regolamento d’utilizzo è stato approvato dal Garante della privacy; tra le indicazioni c’è il divieto di “operare registrazioni all’interno delle camere detentive”, cioè le celle, “durante la permanenza dei ristretti, ove non ne ricorrano le condizioni di legittimo utilizzo”. Ogni bodycam sarà abbinata attraverso un codice all’agente che la indosserà, e quel codice sarà impresso su ogni fotogramma registrato, insieme alla data e all’ora della ripresa.

“Quando la telecamera viene restituita e inserita nella postazione locale (da dove cioè è stata prelevata, ndr) i contenuti multimediali registrati vengono automaticamente copiati - continua la circolare - le informazioni relative al filmato sono inviate al server centrale e la camera viene ripulita e re-inizializzata, rimuovendo il codice dell’operatore assegnatario. Ogni filmato ripreso è quindi imputabile all’operatore assegnatario della camera”. Le linee guida specificano poi che la cancellazione dei file potrà essere effettuata esclusivamente dal personale autorizzato dal direttore dell’istituto o dal comandante della polizia penitenziaria del carcere, “in possesso della password di abilitazione a tale funzione, obbligati successivamente alla redazione del relativo verbale”. È inoltre fatto divieto a tutti gli operatori di “trattenere copia dei filmati” o “divulgare e/o comunicare indebitamente il contenuto delle videoriprese”. L’acquisto delle bodycam, oltre 700 in tutto, è già stato bandito nei mesi scorsi dal ministero della Giustizia.