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di Valter Vecellio

huffingtonpost.it, 2 novembre 2026

Ha annunciato e promesso che non si ricandiderà, il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Vuole poter tornare, finalmente, ora che ha ottant’anni, alle sue amate letture, agli affetti di famiglia, ai gatti che ama. Chissà. Aveva sempre sostenuto che un magistrato, anche quando appende la toga al chiodo, non dovrebbe entrare in politica. Si è candidato, eletto al Parlamento col destra-centro. Ha detto che non gradiva incarichi ministeriali e avrebbe preferito lavorare da parlamentare in commissione. Ha accettato di fare il ministro della Giustizia. Ad ogni modo, prendiamolo in parola. Cosa lascia in eredità al prossimo ministro?

A parte la quantità di riforme promesse e non fatte, e un referendum perso in modo rovinoso (e fino al giorno prima dato per stravinto con ridicola sicumera), limitiamoci alla situazione delle carceri. Situazione ben descritta da cifre che rivelano una cruda realtà indiscutibile, incontestabile. Queste cifre dicono che nel 2025 nelle carceri italiane 63.449 detenuti erano stipati in 46.077 posti effettivamente disponibili: un tasso di affollamento pari al 133,77 per cento, ben 1.638 detenuti in più rispetto al 2024. In compenso 744 posti disponibili in meno, sempre rispetto al 2024, e un tasso di affollamento aumentato del 13,22 per cento. Le strutture penitenziarie con un sovraffollamento superiore al 150 per cento erano 59. Il 2025 si è chiuso con 80 detenuti suicidi ufficiali, e 174 detenuti morti per cause diverse o da accertare; vale a dire 254 persone ristrette, morte “in e di” carcere. La cifra più alta, in assoluto, dal 1991.

Inoltre nel 2025 si sono registrati circa 13.000 atti di autolesionismo, 1.981 tentativi di suicidio, 1.197 episodi di protesta collettiva, 11.584 di protesta individuale, tra scioperi della fame e/o della sete, rifiuto del vitto e/o delle terapie, astensione dalle attività, rifiuto di entrare in cella ecc.; quattro le rivolte. Quest’anno, il 2026. Non è ancora terminato, ma i numeri attuali sono tutt’altro che rassicuranti. Si registrano ben 66.260 presenze detentive su 46.455 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento pari al 142,60 per cento. In soli dieci mesi 2.811 detenuti in più e 378 posti disponibili in meno.

Un tasso di affollamento aumentato quasi del 9 per cento. Tra le 20 regioni solo la Valle d’Aosta mantiene un tasso di affollamento di poco inferiore alla capienza massima. Gli istituti che scoppiano ben oltre il 150 per cento sono diventati 86 (27 in più). Lucca 243 per cento; Milano S. Vittore 232 per cento; Foggia 227 per cento; Grosseto 220 per cento; Busto Arsizio 209 per cento; Brescia Canton Mombello 205 per cento; Altamura 202 per cento; Latina e Roma Regina Coeli 201 per cento; Taranto e Udine 200 per cento; Milano San Vittore femminile 196 per cento; Lodi 193 per cento; Verona 192 per cento; Lecce 190 per cento. Fino ad oggi, 60 detenuti suicidi ufficiali. I morti per cause diverse o non accertate sono 147. Ogni commento è davvero superfluo.