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di David Allegranti

La Nazione, 3 maggio 2026

Il caso Alemanno. L’ex sindaco di Roma ha ricevuto uno sconto di pena di 39 giorni a seguito dell’accoglimento di un ricorso da lui presentato per i trattamenti inumani e degradanti subiti nell’ambito della detenzione iniziata il 31 dicembre 2024. Gianni Alemanno, attualmente recluso a Rebibbia Nuovo Complesso, uscirà prima dal carcere. Il 24 giugno, per l’esattezza. L’ex sindaco di Roma ha ricevuto uno sconto di pena di 39 giorni a seguito dell’accoglimento di un ricorso da lui presentato per i trattamenti inumani e degradanti subiti nell’ambito della detenzione. “Le carceri italiane sono fuori dalla legalità a causa del sovraffollamento persistente e crescente”, dice Antigone, associazione che si occupa di diritti dei detenuti, presieduta da Patrizio Gonnella.

Quello di Alemanno è solo uno delle migliaia di ricorsi accolti negli ultimi anni: “Solo nel 2024, ultimo dato finora disponibile, a 5.837 persone detenute era stato riconosciuto uno sconto di pena per analoghe ragioni, generalmente riconducibili al fatto di essere stati reclusi in celle in cui mancava lo spazio minimo di 3 mq a persona”, spiega Antigone.

A fine 2024 le persone detenute nelle carceri italiane erano 61.861; nel mese di marzo di quest’anno erano 64.000 ed è verosimile prevedere che il numero di ricorsi accolti salirà. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Torreggiani, condannò l’Italia per le condizioni inumane o degradanti delle nostre carceri. Circa 4.000 ricorsi erano stati presentati da detenuti: “Quella sentenza pilota aprì le porte ad una stagione di riforme, dove le condizioni di detenzione erano al centro dell’attenzione pubblica”, ricorda Antigone, che qualche settimana fa ha lanciato la campagna “Inumane e degradanti”, chiedendo al Governo e al Parlamento (anche attraverso una petizione firmata finora da 1.700 persone) di intervenire subito con riforme necessarie a garantire condizioni di detenzione rispettose dei diritti umani. Si può ancora firmare la petizione online. Un impegno che vale la pena rinverdire anche dopo la scarcerazione di Alemanno, che nel frattempo continua a far pubblicare su Facebook i suoi diari. Il 28 aprile, l’ex sindaco di Roma ha raccontato il suicidio di Andrea Ben Maatoug, cittadino italiano che avrebbe compiuto 36 anni il 29 aprile. Si è tolto la vita impiccandosi in cella. Aveva chiesto un permesso per passare qualche ora con la sua compagna e col figlio di 10 anni. “Ma questo permesso, non si sa perché, era stato rigettato”. E aggiunge: “La morte di un uomo in carcere non è mai un fatto privato, è sempre un fallimento pubblico”.

Se una persona arriva a togliersi la vita in questo contesto, “significa che il dovere di cura, protezione e tutela è venuto meno, non necessariamente per un singolo errore, ma per una serie di scelte sistemiche… In un simile contesto mancano gli psicologi, gli psichiatri, gli educatori, manca il tempo necessario per ascoltare davvero le persone”. A presidiare quotidianamente la dimensione umana “restano spesso solo cappellani, pastori e volontari, figure preziose ma che non possono e non devono sostituire lo Stato nei suoi obblighi fondamentali. Diventa allora imprescindibile porsi domande semplici e concrete. Quanti colloqui aveva avuto Andrea con uno psicologo, con uno psichiatra, con un educatore?”. Alemanno insomma uscirà prima da Rebibbia; i problemi del carcere resteranno purtroppo al loro posto.