di Manlio Lilli*
Left, 5 giugno 2026
Carissima amica mia Ale, ti mando l’inizio del nostro libro. Mi devi “dire solo la verità se va bene o no, ti prego. Ti ricordi? L’altro giorno ti dicevo che faccio sempre la stessa domanda: "Perché a me?" Posso dire dopo 8 anni e 7 mesi di carcere ingiustamente, ancora io cerco il senso di questa ingiustizia. Ma tu non devi sentire la responsabilità di questo mondo così brutto e ingiusto. Non puoi salvarlo”. Ho letto in una prima media la prima pagina del libro “Perché ero ragazzo”, (Sellerio) che Alaa Faraj ha scritto attraverso le lettere inviate ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto all’Università di Palermo e impegnata anche nei corsi destinati ai reclusi.
Alaa Faraj scrive il 9 marzo 2024 dal carcere Ucciardone di Palermo. Quando viene arrestato sullo scafo che lo porterà dalla Libia in Italia, è un ventenne studente di ingegneria e promessa del calcio. Solo la grazia concessagli dal presidente Mattarella gli ha permesso di ridurre di 11 anni e 4 mesi la condanna a 30 anni. Era stato scambiato per uno scafista. Spiego che la storia a lieto fine di Faraj è una eccezione. Purtroppo.
Finire in carcere non apre le porte alla riabilitazione, in molti casi. Racconto che in carcere ci sono tante ragazze e ragazzi. Di nazionalità differenti. In Italia, al 2025, i 17 istituti penali per minorenni (Ipm) esistenti, hanno ospitato circa 600 giovani dai 14 ai 18 anni, ma fino a 25 anni se il reato è stato commesso da minorenni. Ufficialmente quei luoghi puntano sulla rieducazione secondo l’articolo 27 della Costituzione, attraverso percorsi scolastici, formazione professionale e attività sportive.
Ma il sovraffollamento, unito alla carenza di personale, non costituiscono propriamente degli ausili alla realizzazione dell’operazione. Sovraffollamento, peraltro ben noto anche negli Istituti penitenziari, che dopo l’aumento della custodia cautelare prevista dal cosiddetto decreto Caivano del 2023, è ulteriormente aumentato. Sovraffollamento al quale il governo in carica ha pensato di porre rimedio con una soluzione "inedita e inaudita". La trasformazione in Istituto penale per minorenni di una sezione del carcere bolognese per adulti della Dozza. Senza peraltro alcun intervento di modifica alle caratteristiche strutturali. Al punto che Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, l’ha definito “un carcere minorile imprigionato in un carcere per adulti”.
Un problema, serio. Al quale si ovvia in maniera inappropriata. Evidentemente. In ogni caso nei percorsi scolastici previsti, la scrittura ha spesso un ruolo centrale. Per (ri)elaborare l’errore commesso e pensare ad una vita nuova. Non di rado attraverso delle lettere inviate ai propri affetti. Racconto che Antigone Puglia, insieme all’associazione Epochè, tra il 2024 e il 2025 hanno realizzato un progetto nell’Istituto penale per minorenni Fornelli di Bari.
Proseguo con un accenno al laboratorio Corrispondenze, ideato dal Centro aggregazione giovanile di Catania, con la collaborazione dell’istituto Regina Elena di Acireale, del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti di Giarre, e dell’Istituto penale per i minorenni di Acireale. Giovani detenuti ed alunni si sono scambiate delle lettere. Ora. "Potrei dirvi dell’importanza della scuola, ancora una volta. Oppure della scrittura, che può aiutare a fare i conti con sé stessi. Magari accennare all’importanza delle scelte. E alla necessità di pensare per tempo a come ogni azione preveda una reazione. Una conseguenza", dico a chi mi ascolta.
Aggiungendo, "Invece vi suggerisco di riflettere su altro, forse. Sulla libertà che i ragazzi in carcere perdono. Ma anche su come l’ambiente nel quale viviamo, ci condizioni, inevitabilmente. Positivamente, oppure negativamente, a seconda delle circostanze". La realtà è un po’ diversa da quella tratteggiata dalla sceneggiatura di Mare fuori, la serie tv giunta alla sesta edizione, ideata da Cristiana Farina, scritta con Maurizio Careddu.
Quel che circonda i giovani detenuti non sempre è come nella serie. La permanenza dentro le carceri reali, può essere infernale. Conoscere l’esistenza degli Istituti penali per minorenni può aiutare i ragazzi "fuori" a comprendere le difficoltà dei coetanei "dentro". Può consentirgli di avere una qualche cognizione di una questione nazionale, della quale ci si occupa in maniera inadeguata.
*Insegnante e archeologo










