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di Valerio Renzi

fanpage.it, 2 ottobre 2024

I reati commessi dai minori diminuiscono, ma aumenta la popolazione nei penitenziari minorili oramai sovraffollate come effetto del Decreto Caivano del Governo. E come nelle carceri dei “grandi” anche qua scoppiano le rivolte. Viaggio dentro e intorno al carcere di Casal del Marmo a Roma, con una domanda in testa: ma perché non chiuderlo una volta per tutte? Nel carcere minorile di Casal del Marmo le rivolte dei detenuti sono ormai all’ordine del giorno. L’ondata di proteste che ha coinvolto i penitenziari negli scorsi mesi ha coinvolto anche le prigioni dove si trovano i minorenni. Dipinti come realtà quasi idilliache, in realtà anche le carceri minorili sono luoghi di sofferenza ed esclusione, ma anche violenza come è venuto alla luce dall’inchiesta che ha coinvolto il Beccaria di Milano. Lo scorso aprile 13 agenti della penitenziaria sono stati arrestati con l’accusa di aver picchiato e torturato i ragazzi detenuti: cinghiate sui genitali, detenuti presi a bastonate mentre erano ammanettati, violenze e abusi sistematici e continui tollerati e coperti dall’istituzione carceraria.

La giornalista di Fanpage.it Simona Berterame ha incontrato Alberto (il nome è di fantasia), un ragazzo che è appena uscito da Casal del Marmo, che ha raccontato ai nostri microfoni com’è vivere nel carcere di Casal del Marmo, ma anche perché esplodono le rivolte. Anche se è più permeabile all’esterno di altri sistemi carcerari, anche le prigioni per minori, spesso è difficile capire perché avvengono alcuni eventi e la cronaca dei fatti. Alberto ci ha raccontato che ha dovuto impedire a un suo compagno di cella di impiccarsi durante una delle ultime rivolte, e anche delle ragioni della loro esplosione: come per le carceri dei grandi la principale è il “sovraffollamento”, e la mancanza di personale che porta a ridurre gli spazi di libertà fuori dalle celle e le attività alternative.

Con l’approvazione del cosiddetto Decreto Caivano del governo Meloni, abbiamo assistito a un sensibile aumento della popolazione nelle carceri minorili inasprendo le pene detentive e quindi il ricorso alla custodia cautelare. Il paradosso è che aumentano i minori in carcere, ma diminuiscono i reati commessi da minori.

Nel suo ultimo Rapporto sullo stato delle carceri in Italia, l’associazione Antigone ha sottolineato come gli ingressi stiano aumentando in luoghi come Casal del Marmo in modo regolare, tanto da modificare la stessa natura di questo tipo d’istituto. “Continuando con questi ritmi si rischia di perdere quella specificità positiva del sistema della giustizia penale minorile nel nostro paese che lo aveva reso un modello per l’intera Europa, ovvero la sua capacità di rendere residuale la risposta carceraria puntando piuttosto su un approccio di tipo educativo codificato nel codice di procedura penale minorile del 1988”, si legge nel rapporto. Ovviamente poi a un aumento delle presenze, già criticabile, non corrisponde un aumento del personale e un potenziamento di attività e possibilità per i giovanissimi detenuti.