di Filippo Biafora
Il Tempo, 7 marzo 2025
La popolazione penitenziaria conta 62.132 persone contro una disponibilità di 46.910 posti. Una strage silenziosa è quella che si consuma da anni nelle carceri italiane. Dal 2020 a oggi sono 1.118 í detenuti morti in carcere e di questi sono stati 361 i detenuti suicidi. Il carcere romano di Regina Coeli detiene il triste primato per numero di suicidi nello stesso arco di tempo: 15. A riportare i dati è il report del Garante dei detenuti del Lazio “Un silenzio assordante sul carcere”. Il 2024 è stato l’anno nero, partendo dal 2020, con 248 morti fra i carcerati ma nel primo bimestre del 2025 si è già a 54. Numeri in linea con quelli del 2022 in cui nei primi due mesi i morti toccarono quota 85. I suicidi in carcere sono strettamente legati alle condizioni di vita nei penitenziari, rese difficilissime soprattutto dal sovraffollamento.
A fine febbraio 2025 il numero dei detenuti presenti nelle celle sono 62.132 contro una disponibilità di posti regolamentari pari a 46.910. Il tasso di sovraffollamento è arrivato a quota 132,4%. Ma ci sono regioni che se la passano molto peggio, basti pensare che in Puglia, Lombardia e Veneto si va oltre il 150%. Svetta in testa a questa triste classifica la Casa circondariale di San Vittore a Milano con un indice del 214%. Fra le emergenze spicca anche la carenza di personale di Polizia penitenziaria, carenza che si riflette soprattutto nelle attività complementari. Ecco perché il Garante nazionale dei detenuti Stefano Anastasia ha proposto “l’amnistia e l’indulto per alleggerire la situazione”.
Un’altra misura suggerita è stabilire il numero chiuso programmato degli istituti di pena “sulla base della capienza regolamentare e del personale effettivamente disponibile”. Anche il governo è in cerca di soluzioni per ovviare al problema. Nordio spinge per la conversione delle ex caserme e, allo stesso tempo, con l’installazione di moduli temporanei antisismici in cemento armato per ospitare la popolazione carceraria in eccesso. La prima struttura di questo tipo verrà realizzata in provincia di Pordenone nel carcere di San Vito al Tagliamento.
Un progetto che risale al 2016 quando il governo Renzi firmò il progetto per costruire proprio in quell’edificio un nuovo istituto penitenziario con 300 posti. Solo che dopo un lungo tira e molla fra rinvii e aumenti dei costi alla fine la soluzione che sembra più alla portata è quella di non lavorare per convertire la struttura originaria in un carcere ma collocare dei moduli in cemento nel piazzale della caserma.
Per cercare di accelerare i tempi Nordio aveva anche pensato di istituire la figura del Commissario straordinario con lo scopo di semplificare le procedure e velocizzare la burocrazia. Un’altra alternativa è quella di far scontare la pena in comunità, per quanto riguarda i carcerati italiani, mentre gli stranieri potrebbero scontare la detenzione nei loro luoghi d’origine. Anche perché, come ha sottolineato il ministro della Giustizia, “abbiamo un 30% di detenuti che sono in attesa di giudizio, statisticamente la metà di questi alla fine viene assolta e quindi la loro carcerazione si rivela ingiustificata”.











