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di Marina Catucci

Il Manifesto, 4 settembre 2025

Tribunale federale blocca l’uso dell’Alien Enemies Act per espellere dagli Stati uniti gli immigrati accusati di far parte di gang. Le giudici della corte d’appello federale del Quinto Circuito, Leslie Southwick e Irma Carrillo Ramirez, hanno bloccato l’uso dell’Alien Enemies Act, una legge del 1798 invocata da Donald Trump per espellere i migranti venezuelani accusati di legami con le gang, in quanto non hanno rilevato alcuna invasione o “incursione predatoria”, come previsto dalla legge, che ne giustifichi l’uso per accelerare l’espulsione dei migranti. La decisione era affidata a tre giudici, e solo Andrew Oldham, nominato da Trump, ha espresso il proprio dissenso sostenendo che “il presidente ha ampia autorità nel determinare quando la legge si applica”, e che i tribunali dovrebbero rimettersi a tale giudizio.

La giudice Southwick, nominata da George W. Bush, hascritto il parere di maggioranza sottolineando che una banda criminale, anche se fosse legata a un regime straniero, non costituirebbe un’”invasione” tale da giustificare l’applicazione della legge che risale a una guerra del 18esimo secolo, e la giudice Carrillo Ramirez, nominata da Joe Biden, ha concordato.

Southwick ha affermato che le affermazioni di Trump secondo cui il governo venezuelano avrebbe incoraggiato i membri della gang Tren de Aragua a immigrare illegalmente negli Stati uniti, con il solo fine di trafficare droga e commettere generici atti di violenza, non equivarrebbe al tipo di conflitto militare che il Congresso aveva previsto quando ha approvato l’Alien Enemies Act, tant’è che stato invocato solo 3 volte: durante la guerra del 1812 e durante entrambe le guerre mondiali.

Questa sentenza è l’ultimo sviluppo del contenzioso in corso sull’Alien Enemies Act invocato da Trump a marzo, dopo aver emesso un proclama in cui sosteneva che la banda criminale venezuelana TdA stava perpetrando una “invasione” di dimensioni tali da richiedere l’uso di una misura da tempo di guerra. “Incoraggiare” all’ingresso illegale in un Paese “non è l’equivalente moderno dell’invio di una forza armata e organizzata per occupare o danneggiare in altro modo gli Stati uniti”, ha scritto Southwick. Prima di quest’ultima sentenza altri giudici federali di grado inferiore, provenienti dal Texas al Colorado allo stato di New York, si erano già pronunciati contro l’uso della legge, e anche la Corte Suprema è intervenuta per due volte su questioni accessorie, principalmente riguardanti il giusto processo e l’adeguata notifica per i migranti detenuti.

La corte suprema, però, non ha ancora affrontato la questione centrale di tutta la vicenda, riguardo l’uso legittimo dell’Alien Enemies Act in questo contesto, ma a questo punto è molto probabile che il dipartimento di Giustizia presenti ricorso contro la decisione del Quinto Circuito, e questo potrebbe rinviare il caso alla Corte suprema per una sentenza definitiva. Dal canto suo la Casa bianca ha risposto alla sentenza con una dichiarazione della portavoce Abigail Jackson, in cui ribadisce che “L’autorità di condurre operazioni di sicurezza nazionale in difesa degli Stati uniti e di rimuovere i terroristi spetta esclusivamente al presidente. e Trump ha esercitato questa legittima autorità e ha utilizzato l’Alien Enemies Act per espellere dal Paese i nemici degli Usa, inclusi i feroci membri della gang TdA”.

L’affermazione dell’amministrazione Trump secondo cui la gang starebbe conducendo un’”invasione” “sotto la direzione” del presidente venezuelano Nicolás Maduro, è stata messa in discussione anche dalle agenzie di intelligence statunitensi, mentre gli avvocati di diversi migranti presi di mira per l’espulsione hanno contestato gli sforzi del governo di qualificarli come membri di una gang. Oltre 250 di queste persone, espulse e deportati nei gulag salvadoregni, sono state rilasciate e rimpatriate in Venezuela.

Anche se non rappresenta l’epilogo del caso, la decisione del Quinto Circuito è comunque un duro colpo per Trump e una vittoria per chi si oppone alla sua agenda, come ha sottolineato sul Washington Post Lee Gelernt, avvocato dell’American Civil Liberties Union che ha difeso il caso di un gruppo di cittadini venezuelani trattenuti in un centro di detenzione per immigrati nel nord del Texas. “Il tentativo dell’amministrazione Trump di utilizzare una legge di guerra in tempo di pace per scopi di immigrazione è stato correttamente stroncato dalla corte - ha affermato Gelernt - Questa sentenza chiarisce che i tribunali esistono per mantenere il potere esecutivo entro i limiti legali, e che persino il presidente non può semplicemente dichiarare lo stato di emergenza ogni volta che gli fa comodo”.