di Massimo Ammaniti
Corriere della Sera, 6 settembre 2020
Con i social network le altre persone diventano immagini spersonalizzate per le quali non si prova coinvolgimento. Se ricostruiamo il contesto ambientale dei primi uomini sapiens la loro sopravvivenza e la loro affermazione evoluzionistica era legata alla speciale ipersocialità che li caratterizzava, come ci ha spiegato lo psicobiologo Michael Tomasello. Infatti quando gli uomini si avventuravano nella savana erano in grado di coordinare i loro sforzi e addirittura di cacciare prede molto più grandi e pericolose con una strategia di gruppo, comunicando soprattutto con le espressioni del viso e coi gesti, molto più rapidi ed efficaci del linguaggio.
Questo contesto comunicativo si è venuto modificando negli ultimi anni con le tecnologie digitali e ancora di più con le restrizioni legate al Covid 19, che hanno amplificato gli scambi on line attraverso le chat, Skype o Zoom.
Si tratta di comunicazioni che potremmo definire disincarnate, in cui la fisicità espressiva del corpo viene sostituita da forme digitali di relazione. Non a caso gli emoticon usati nei messaggi e nelle chat semplificano le emozioni, venendo meno i coinvolgimenti e le risonanze personali, espresse nel viso, nelle posture e nelle sensazioni corporee. E queste forme digitali di comunicazione stanno prendendo il sopravvento, dal momento che le relazioni quotidiane si stanno trasformando, distanze di sicurezza e mancanza di vicinanza fisica, come sta succedendo nella vita sociale, ma anche a scuola e nei posti di lavoro. Quando si incontra una persona non ci si dà più la mano, non si abbraccia più l'amico quasi il corpo sia diventato un compagno imbarazzante, che deve essere tenuto a freno e addirittura relegato a un ruolo marginale.
Anche la stessa grammatica degli scambi visivi si sta trasformando, nonostante il contatto occhio ad occhio sia fondamentale nella crescita umana, i lattanti infatti si rivolgono al volto della madre per stabilire la vicinanza affettiva con lei. Ma anche negli anni successivi ogni volta che si incontra una persona si guarda negli occhi per capire le sue intenzioni. E questo scambio visivo rispetta alcune regole, ci si può avvicinare al volto dell'altro ma senza entrare nel suo spazio personale.
E che succede nello scambio digitale? Gli scambi attraverso lo schermo inevitabilmente provocano distorsioni e ritardi nella percezione proprio perché la stessa codifica digitale comporta alterazioni, adattamenti e sintetizzazioni complesse che creano artificiosità relazionali. Congelamenti delle immagini, nebulosità, blocchi e scatti, ridotta sincronia fra video e audio sono fenomeni più che frequenti che generano confusioni nella percezione e negli stessi codici sociali.
Per non parlare dell'inquadramento del viso e degli occhi nello schermo, a volte a una distanza troppo ravvicinata o troppo lontana, oppure una visione parziale o di profilo, che creano difficoltà di concentrazione e scarti percettivi che lasciano un senso perlopiù inconsapevole di insoddisfazione e di disagio.
Anche il cervello deve cercare di elaborare questi stimoli contrastanti che non corrispondono ai circuiti sociali che si sono selezionati nel corso dei secoli che ci hanno aiutato e ci aiutano ad entrare in relazione con gli altri, a provare empatia e a comprendere gli stati mentali degli altri.
Probabilmente queste forme di comunicazione digitale creano un distacco emotivo perché vengono meno le trame relazionali della vita quotidiana, ma anche le narrazioni del cinema e del teatro che risuonano col nostro cervello. Ne soffre soprattutto la nostra capacità di identificarci cogli altri, di sentirli emotivamente vicini e di provare empatia.
Ci si può chiedere perché siano aumentati a dismisura gli episodi di cyberbullismo e le fake news che inondano i social network. Non dipende forse dal fatto che con i social network le altre persone perdono la fisionomia e la stessa carnalità umana divenendo immagini spersonalizzate, che si possono insultare e attaccare perché non si prova nessuna commiserazione e nessun coinvolgimento emotivo nei loro confronti. In altri termini quando l'empatia viene meno l'aggressività e la violenza possono prendere il sopravvento.










