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di Andrea Gianni

Il Giorno, 16 febbraio 2026

La scrittrice Ilaria Iannuzzi presenterà il suo libro “Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo” (Le Lucerne) mercoledì a Palazzo di giustizia: “Ora c’è la parità, ma restano gli ostacoli. La figura a cui sono più legata? Gisèle Halimi, un’avvocata franco-tunisina pioniera dei diritti civili negli anni 70”. Una storia che affonda le radici nell’antica Roma, quando Ortensia affrontò i triumviri prendendo la parola nel Foro, e arriva fino a battaglie per i diritti civili come quella portata avanti da Tina Lagostena Bassi, avvocata milanese che dedicò la sua vita professionale alla difesa delle donne e rivoluzionò l’assistenza alle vittime nei processi per stupro in Italia. Donne che hanno sfidato regimi, l’iraniana Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003, e hanno infranto barriere secolari, come Asma Jahangir e Hina Jilani, fondatrici del primo studio legale interamente femminile in Pakistan.

Vite raccontate dalla scrittrice Ilaria Iannuzzi nel libro “Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo” (Le Lucerne), pubblicato con il sostegno del ministero della Cultura e di Siae, che mercoledì alle 14.30 verrà presentato nella Biblioteca Ambrosoli del Palazzo di giustizia, in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Milano.

Come è nata l’idea di un libro dedicato alle giuriste donne?

“L’idea è nata dal mio precedente libro, del 2022, dedicato a Lidia Poët, la prima donna a entrare nell’Ordine degli avvocati in Italia. Da quella esperienza ho pensato di affrontare una ricerca tra passato e presente, concentrandomi su figure di giuriste che si sono battute per i diritti, non solo delle donne, e hanno avuto il coraggio di ribellarsi a pregiudizi e rompere barriere”.

C’è la figura di una giurista a cui è particolarmente legata?

“Sceglierne una è difficile, ma forse citerei l’avvocata franco-tunisina Gisèle Halimi, simbolo delle battaglie per il diritto all’aborto negli anni 70. Tra gli altri casi difese una ragazza di 16 anni finita sotto accusa per aver abortito: un processo che divenne anche un caso mediatico, e portò alla depenalizzazione dell’aborto in Francia. Era una rivoluzionaria, controcorrente e non allineata, considerata una “mina vagante” anche nel suo ambiente, che si era messa contro la politica per la sua scelta di difendere i ribelli algerini. Guardando ad anni più recenti penso alla figura di Shirin Ebadi, che si è battuta in Iran e ora è costretta a vivere in esilio a Londra”.

In Italia, nelle professioni giuridiche, esistono ancora barriere per le donne?

“Nel mondo occidentale non ci sono più le barriere di un tempo, ma piuttosto una difficoltà nel raggiungere una conciliazione tra vita privata e lavoro, e anche nel raggiungere posizioni apicali in Procure, Tribunali, mondo accademico. In altri Paesi, invece, non possono neanche esistere magistrate donne e ogni piccolo passo avanti è una battaglia vinta. Penso ad esempio ad Asma e Hina, che negli anni ‘80 fondarono il primo studio legale femminile in Pakistan”.

Attraverso quali fonti si è documentata per ricostruire vite di donne che affrontano le radici nell’antichità?

“Ho scavato nelle fonti bibliografiche disponibili, e dove ci sono dei “buchi” ho integrato con la fantasia, dichiarandolo espressamente al lettore. Ad esempio ho immaginato un incontro fra Shakespeare e Giustina Rocca, l’avvocata italiana del 1500 che avrebbe ispirato la figura di Porzia Di Belmonte nel “Mercante di Venezia”. Ho avuto anche la fortuna di recuperare, su una piattaforma online di libri antichi, un volume di memorie dell’avvocata cinese Soumay Tcheng, protagonista della Rivoluzione del 1911, con una dedica a Mario Di Stefano, all’epoca ambasciatore italiano a Washington, che negli anni successivi avrebbe salvato dallo sterminio nazista migliaia di ebrei a Varsavia. Sono vite che potrebbero ispirare ragazze che si avvicinano a questa professione, a cui consiglio di non rimanere in silenzio ma alzarsi e prendere la parola”.