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di Chiara Mariani

 

Sette del Corriere, 15 agosto 2019

 

Ha fotografato settantaquattro carceri del Sud America nell'arco di dieci anni. Ora Valerio Bispuri ha compiuto un'altra impresa. Tre anni per superare la burocrazia italiana, varcare la soglia di dieci prigioni da nord a sud della penisola (da San Vittore all'Ucciardone, da Bollate a Poggioreale) e conquistare la fiducia dei reclusi.

Un "assegnato" (cioè un incarico ufficiale) di The Washington Post ha invece portato Lorenzo Tugnoli due volte nel 2018 nello Yemen: una terra devastata da una guerra che ha scatenato, secondo la definizione delle Nazioni Unite, la peggior crisi umanitaria provocata dalla mano dell'uomo. Un reportage che gli è valso il Premio Pulitzer di quest'anno. Ai nostri giorni, assediati dalle immagini, capita che ci si scordi delle fotografie.

Alcuni appuntamenti però ribadiscono la distinzione tra gli scatti nati da una casualità più o meno fortunata e quelli realizzati da chi imbraccia la macchina fotografica per mestiere. Da trentuno anni il Festival Visa pour l'Image di Perpignan (che quest'anno si svolge dal 31 agosto al 15 settembre) sottolinea la fatica, lo studio e il talento dei reporter di professione con mostre allestite nei luoghi più suggestivi della cittadina, proiezioni serali, premi.

Particolarmente attesa l'incoronazione dei vincitori delle due categorie più ambite: Features e News. Gli italiani Valerio Bispuri e Lorenzo Tugnoli compaiono nella ristretta rosa dei finalisti di entrambe le sezioni con i rispettivi lavori. Sono in lizza con colleghi altrettanto meritevoli quali Frédéric Noy, indiscusso esperto d'Africa, nominato per il servizio sullo stato di salute del Lago Vittoria; Guillermo Arias, che ha seguito il peregrinare dei migranti dal Messico verso gli Stati Uniti; Ivor Prickett, autore di una serie di servizi fotografici nei luoghi dell'Isis, finanziati dal The New York Times, che sono confluiti in un libro dal titolo "La fine del Califfato".

Una sola donna: Kirsten Luce, il cui lavoro, prodotto dal National Geographic, rivela i lati oscuri del turismo wild life che troppe volte richiede lo sfruttamento degli animali, chiamati a soddisfare le esigenze degli escursionisti wild per un giorno.