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di Liana Milella

La Repubblica, 20 maggio 2024

Parola di Nordio: telefonate tranquilli, nessuno vi registrerà. Lo dice da quando è diventato ministro della Giustizia. A 18 mesi dal suo incarico, perché lui non è un fulmine di guerra, il leit motiv sta diventando realtà. Subito dopo le europee, passerà definitivamente alla Camera il suo primo e unico disegno di legge sull’abuso d’ufficio che impedisce pure la trascrizione delle intercettazioni non rilevanti e proibisce ai giornalisti di pubblicare quelle che non sono contenute negli atti dei giudici.

Di Genova non avremo saputo subito tutto quello che sappiano. Ma questo non è che il primo realizzarsi di altre “promesse” in arrivo. Sentiamo come Nordio, in dozzine di interventi, ha parlato degli ascolti. Un florilegio distribuito nell’arco del suo incarico, utile per capire chi è l’uomo e come la pensa. Considerando poi che è stato - come ama vantarsi - “pm per 40 anni” e li ha usati massicciamente come nell’inchiesta sul Mose. Le sue parole, messe in fila, fanno ancor più impressione. 6 dicembre 2022. Nordio è Guardasigilli solo dal 22 ottobre. E dice: “Le intercettazioni sono usate per delegittimare, interverremo”.

E poi: “Vigileremo in modo rigoroso su ogni diffusione”. Ancora: “Non si è mai vista una condanna inflitta sulla sola base delle intercettazioni. Sono diventate uno strumento di prova, non un mezzo di ricerca delle prove. E poi possono essere soggette a errori di trascrizione che, spesso pilotata, costituisce uno strumento micidiale”. Arriva la prima minaccia verso la stampa: “Vigilerò in modo rigoroso su ogni diffusione che sia arbitraria e impropria”.

L’obiettivo è che le intercettazioni non escano affatto, o ne escano il meno possibile e il più tardi possibile. Gennaio 2023. Nordio parla alla Camera e al Senato. Illustra il suo programma sulla giustizia. Le intercettazioni “non danno nessuna garanzia di attendibilità perché non sono trascritte nella forma della perizia, sono estrapolate dal contesto, manca il tono, sono di solito selezionate da un maresciallo di polizia che sceglie ciò che vuole, e poi trattate dal pm che a sua volta prende quello che gli serve”.

Lancia la frase che scatena la polemica: “Ma voi credete veramente che la mafia parli col telefonino se deve fare un attentato?”. Tutti la leggono come l’annuncio del prossimo taglio degli ascolti anche per i reati gravissimi. La Meloni è costretta a intervenire e ad assicurare che ciò non avverrà. È il primo rimbrotto serio che si piglia. 15 giugno 2023. In consiglio dei ministri Nordio presenta il suo primo e unico ddl, quello sull’abuso d’ufficio, che impedisce la trascrizione delle intercettazioni considerate non rilevanti. Di fatto penalizzando sia il pm che l’avvocato difensore perché quei testi potrebbero rivelarsi utili in un secondo momento. I cosiddetti garantisti dovrebbero saperlo, ma plaudono a Nordio e alla sua politica da “delenda Cartago”.

17 giugno 2023. Al Taobuck di Taormina Nordio definisce le intercettazioni “una barbarie che costa 200 milioni di euro l’anno per raggiungere risultati minimi e ciò è sotto gli occhi di tutti”. E ripete la minaccia del suo insediamento: “Noi interverremo radicalmente”.

Settembre 2023. In conversione c’è il decreto Mantovano sulle intercettazioni - una pezza rispetto al suo attacco al concorso esterno - e la possibilità di utilizzarle anche se non è contestata l’associazione mafiosa, sollecitato dal procuratore Antimafia Gianni Melillo. Azione e Forza Italia ne approfittano e lanciano la prima sfida alla microspia Trojan perché vogliono eliminare i reati contro la pubblica amministrazione, lasciando solo mafia, terrorismo, droga e traffico di migranti. La stretta non passa, ma i garantisti incassano un traguardo comunque importante, lo stop alle cosiddette intercettazioni “a strascico”. Scatta il divieto di usare gli ascolti di un’inchiesta in una nuova per altri reati che vengono alla luce, reati diversi da quelli per cui gli ascolti sono stati autorizzati. Unica eccezione il caso di un arresto in flagranza.

20 settembre 2023. La presidente della commissione Giustizia Bongiorno deposita la sua relazione sulle intercettazioni. Nordio la citerà e ne vanterà i risultati più volte, dicendo che “ha delegato” a lei la materia. Bongiorno “salva” le intercettazioni perché le definisce “uno strumento indispensabile”, ma nella relazione ci sono spunti per futuri interventi. Ad esempio lo stop dopo 45 giorni (il ddl di Erika Stefani). Ma anche l’obbligo di far autorizzare dal gip il sequestro di uno Smartphone (il ddl Zanettin).

15 dicembre 2023. Alla festa di Atreju Nordio dice che “sequestrare un telefonino è come sequestrare una vita”. E poi: “Ormai il cellulare è pieno di atti riservati, anche se per fortuna la Consulta ha fatto piazza pulita sulla corrispondenza”. Parla della sentenza sul caso Renzi. Quella che poi lo ha portato anche ad aprire un’azione disciplinare contro i pm di quell’inchiesta. Promette di intervenire in un prossimo ddl sulle intercettazioni. Gennaio 2024. Nuova relazione di Nordio in Parlamento sulla giustizia. E lui parla ancora delle intercettazioni come di “un barbaro Medioevo”.

24 gennaio 2024. Nordio insiste, “chi sequestra un cellulare sequestra una vita”. Di fatto “scippa” il ddl Zanettin sugli smartphone, ampliandolo, e caricando i gip di obblighi di controllo e verifica, anche se loro ribattono che non ce la faranno mai per i troppi compiti che gravano su di loro anche dopo la legge Cartabia. Lui drammatizza, come al solito. “Nel cellulare ci sono le cartelle cliniche, ci sono vite intere che vengono rovinate perché un pm, non si sa in base a quale metafisica dell’intelletto speculativo, sequestra un telefonino e attraverso una serie di perversioni che transitano dal cancelliere, all’avvocato, al giudice, tutto finisce sui giornali”.

E poi ecco l’attacco ai pm: “È una cosa inaudita, che un telefonino possa essere sequestrato con la sola firma di un pm, una cosa che confligge con qualsiasi regola umana e divina, e che va contro l’articolo 15 della Costituzione che tutela la riservatezza delle conversazioni”.

Maggio 2024. Riparte l’attacco al Trojan, ma questa volta per mano di Enrico Costa di Azione. Che nel decreto sulla cybersicurezza, con un ordine del giorno, rilancia il divieto di utilizzarlo anche per la corruzione. Non è la prima volta che ci prova. Ottiene il parere favorevole della maggioranza. C’è da aspettarsi che diventi una prossima misura di Nordio. Ormai noto in Parlamento come lo “scippatore”. Vedi le leggi sulla prescrizione, sulla separazione delle carriere, sulle intercettazioni. Proposte di deputati e senatori che lui blocca per farle sue.