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di Dacia Maraini


Corriere della Sera, 10 dicembre 2019

 

Nonostante le grandi conquiste legali, dobbiamo constatare che viviamo ancora in una società fondamentalmente patriarcale, in cui gli uomini hanno dei privilegi a cui molti non vogliono rinunciare. Da una ricerca dell'Istat sugli stereotipi di genere, risulta che il 39,3 % degli uomini italiani ritiene che lo stupro possa essere evitato se veramente una donna lo vuole e il 23,9% ritiene che le donne provochino violenza col loro modo di vestire.

La cosa triste è che molte donne concordano con questi stereotipi che evidentemente sono ancora molto diffusi nonostante i cambiamenti che sono seguiti al 68 e al femminismo. Chiaramente le leggi si cambiano abbastanza rapidamente, ma la mentalità no. Nonostante le grandi conquiste legali, dobbiamo constatare che viviamo ancora in una società fondamentalmente patriarcale, in cui gli uomini hanno dei privilegi a cui molti non vogliono rinunciare. Ma c'è anche un linguaggio delle immagini a cui è difficile sottrarsi. Il vestito che mostra le forme di una donna fa parte della comunicazione imposta dalla cultura dei padri. Tutto nasce dall'idea che il corpo femminile sia fonte di un desiderio pericoloso per l'uomo. Se una donna non vuole essere aggredita, deve coprirsi (come in effetti costringono a fare le società totalitarie musulmane).

Strano, perché è una ammissione di debolezza: come a dire che il desiderio maschile non ha la capacità di autoregolarsi. Nelle nostre società libere da queste norme religiose si parla molto di libertà, ma in realtà si tratta di una autonomia di mercato. Il corpo delle donne non smette di essere considerato centro del desiderio maschile che regola e scandisce i tempi della procreazione. Quella che si afferma non è la libertà femminile ma la manipolazione di una cultura androcentrica che spinge le donne a ottenere attenzione ammiccando e seducendo.

Naturalmente chi è più sensibile a questo linguaggio gradito all'altro sesso sono le più fragili e per questo conformiste, quelle che non hanno fiducia in sé stesse, le più impaurite. Sanno che per comunicare con il mondo maschile devono usare il corpo in modo seduttivo e lo fanno mortificando spesso le proprie capacità intellettive. Si salvano solo le donne che credono fortemente nella propria autonomia di pensiero e di movimento Ma è ingiusto e antistorico incolpare le giovani per il fatto che si adeguano a un linguaggio che è stato loro imposto per millenni e che sanno funzionare ancora, mentre è difficilissimo comunicare con una intelligenza autonoma e un pensiero proprio.