di Fabrizio Roncone
Sette - Corriere della Sera, 18 luglio 2025
Questa, dai cronisti che s’occupano di politica, verrà ricordata anche un po’ come la calda estate del camerata Gianni Alemanno, costretto a starsene in una cella del penitenziario romano di Rebibbia, costruito negli anni Settanta e quindi tutto cemento armato e niente coibentazione, d’inverno i reclusi battono i denti avvolti nelle coperte e d’estate stanno come dentro un forno - scrive proprio così Alemanno, nel suo tragico diario pubblicato su Facebook, rispettando le procedure previste dalla legge: stanno dentro un forno acceso in cui cercano di sopravvivere, già ben stretti, ammucchiati, come in una galera settecentesca. Alemanno scopre, sulla sua pelle, il dramma del sovraffollamento delle carceri e certe disumane condizioni di vita quotidiana.
Aggiunge - polemico - che “la politica dorme con l’aria condizionala” e non s’accorge che “le proteste carcerarie sparse per Malia sono ormai già cinque”. Il racconto di Alemanno è pieno di verità tremende. Denuncia quello che, per anni, hanno denunciato rari e coraggiosi personaggi, penso a Marco Pannella, a Luigi Manconi, nel colpevole disinteresse del Parlamento, perché - come noto - i diritti della popolazione carceraria vengono dopo quelli di tanti, compresi i tassisti e la comunità Lgbt, che invece muovono consenso, e voti. Va così.
E va male se pensiamo che Alemanno ha scoperto tutto solo dopo Gianni Alemanno, 67 anni, ex sindaco di Roma: è in carcere dal 31 dicembre 2024 essere stato arrestato la sera dello scorso 31 dicembre (vabbè, la data è curiosa) per violazione degli obblighi imposti dai magistrati di sorveglianza: ritenuto colpevole di traffico d’influenze illecite nell’inchiesta “Mondo di mezzo”, condannato a un anno e dieci mesi, era stato affidato ai servizi sociali e lì doveva restarsene buono e accucciato. Invece ha iniziato ad andare in giro, ha continuato a fare politica nella sua deriva rossoscura, occhieggiando al comunista Marco Rizzo.
L’ultima volta l’ho incontrato all’Aria che tira su La7. Ci conosciamo da tempo, e sa cosa penso della sua esperienza da sindaco di Roma, su cui è opportuno stendere un velo pietoso (fu, però, un buon ministro dell’Agricoltura, nei governi Berlusconi II e III). Se vuole, sa essere simpatico. Di certo, sa cos’è l’onore. Sono sicuro che, una volta fuori dal gabbio, si batterà come un leone per rendere la vita migliore a chi è rimasto dentro.











