di Edoardo Patriarca
vita.it, 5 agosto 2024
Affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare per chi ha più di 70 anni ed è affetto da gravi patologie, mille agenti di Polizia penitenziaria in più. Ma non basta: c’è bisogno di interventi strutturali e l’ascolto degli operatori sociali impegnati nel settore, si tengano a distanza quelli del “lasciarli dentro e buttare la chiave”. Salvo cambi dell’ultima ora, questa è l’ultima settimana di lavoro del Parlamento. Nelle assemblee di Camera e Senato si voterà la conversione in legge del ddl 1206 recante disposizioni urgenti per le infrastrutture e gli investimenti di interesse strategico, per il processo penale e in materia di sport, già approvato dalla Camera dei deputati; e il ddl C. 2002 DL 92/2024 recante misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia.
Qualche osservazione su quest’ultimo disegno di legge al centro di un confronto piuttosto acceso tra maggioranza e opposizioni, e di interventi piuttosto articolati delle organizzazioni di Terzo settore impegnate all’interno degli Istituti penitenziari. Parto dalle dichiarazioni di Zangrillo, ministro della Pubblica Amministrazione ed esponente di Forza Italia, che in una intervista rivendica l’introduzione di “misure importanti per far fronte ai principali problemi degli istituti di pena, tra cui il sovraffollamento, con l’obiettivo di umanizzarle…per trasformarle in un vero luogo di rieducazione”.
Tra le misure, parla sempre il ministro, spiccano l’affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare per chi ha più di 70 anni ed è affetto da gravi patologie, la possibilità per i tossicodipendenti di scontare la pena in comunità terapeutiche che affrontano percorsi di disintossicazione; l’assunzione straordinaria di mediatori culturali che raggiungono il pieno organico, quella di mille agenti di polizia penitenziaria e di 20 unità dirigenziali; l’aumento del numero di telefonate mensili concesse ai detenuti, l’istituzione di un commissario per l’edilizia carceraria, un elenco delle strutture residenziali destinate ad accogliere coloro che hanno i requisiti per accedere alle misure penali di comunità.
Come non si può essere d’accordo, hanno dichiarato le opposizioni e le associazioni di volontariato attive dentro le carceri! Ma la questione vera è che queste norme sono a detta di molti una “burla”, misure bandiera inutili per contrastare il sovraffollamento (14mila persone detenute in più rispetto ai posti disponibili e i suicidi (67 da inizio anno oltre agli 800 sventati dalla polizia, a cui si aggiungono 6 suicidi tra gli agenti).
Provo ad evidenziare i punti critici che mettono in discussione l’efficacia del provvedimento. Le assunzioni di mille agenti sono una goccia d’acqua rispetto ad una carenza di circa 20mila unità; la norma per semplificare la liberazione anticipata dei detenuti a detta di alcuni esperti complica piuttosto che agevolare; la possibilità di scontare ai domiciliari la pena tra 2 e 4 anni per gli ultra 70enni in gravi condizioni di salute sono un palliativo: su 62mila detenuti, gli ultra settantenni sono circa 1500, compresi ergastolani, recidivi e reati ostativi, che riducono il numero dei beneficiari a poche centinaia di persone; bocciata la proposta di modificare la legge Gozzini del 1981 per portare da 45 a 60 i giorni di sconto ogni 6 mesi per buona condotta.
Non ultimo, i Garanti territoriali dei detenuti hanno dichiarato che “il Parlamento ha perso l’occasione di dare ascolto alle proposte dei Garanti, delle Camere penali, dei magistrati e degli operatori del Terzo settore”. Non solo, le associazioni chiedono interventi strutturali per ridurre l’area di intervento penale (1/3 dei detenuti è in attesa di giudizio e 1/3 sono stranieri) depenalizzando i reati legati alla tossicodipendenza e di carattere psichiatrico. Il contrario di quello che ha fatto sin qui il Governo creando nuovi reati e aumenti di pena, come avvenuto per il decreto Caivano, che porta in carcere anche i minorenni, provvedimenti che hanno aumentato del 7% le detenzioni. Il Ministro Nordio ha promesso un altro provvedimento. Bene, saremo disponibili al confronto. Mi permetto una raccomandazione ministro, dia ascolto agli operatori impegnati nel settore e tenga a distanza quelli del “lasciarli dentro e buttare la chiave”.










