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di Raffaella Calandra

Il Sole 24 Ore, 5 novembre 2026

Necessarie ristrutturazioni ma soprattutto misure alternative alla detenzione. Per cinque detenuti i commissari sono intervenuti subito. Chiedendo, ad esempio, il trasferimento del detenuto paraplegico di Foggia, che nella cella non aveva un bagno adeguato né la possibilità di andare in cortile con la sedia a rotelle. Per tutto il resto della popolazione penitenziaria, il Comitato del Consiglio d’Europa contro la tortura - pur registrando provvedimenti presi - fa un lungo elenco di raccomandazioni per promuovere, tra l’altro, misure alternative contro il sovraffollamento o adeguata formazione del personale. Chiede aggiornamenti sull’attuazione del Piano carceri, denuncia un’assistenza sanitaria talora carente e comunque non omogenea e snocciola tutte le ristrutturazioni necessarie nei cinque penitenziari visitati, Foggia, Avellino, Santa Maria Capua Vetere (Ce), Genova-Marassi e Firenze. Per Sollicciano, è categorico: “not fit”, non adatto, sentenzia, prima di suggerire un’analisi costi- benefici sulla sua sostenibilità.

Il rapporto - Ci sono i mali del sistema penitenziario italiano, ma anche gli sforzi per affrontarne alcuni, nell’ultimo rapporto dell’organo di monitoraggio dei diritti umani del Consiglio d’Europa, il diciassettesimo nella penisola dal 1992 a oggi (8 visite periodiche, 9 ad hoc come quest’ultima a settembre 2025). Allora i detenuti erano 63.198 con un sovraffollamento del 135% (oggi sono 66.309, sovraffollamento al 142%) e i suicidi erano 76 (nel 2026 sono 63 a ieri, l’ultimo a Trapani). Una piaga, contro la quale l’efficacia dei pur “solidi protocolli” potrebbe essere minata da “scarsi livelli di presenza del personale sanitario, mancanza di una strategia nazionale per la riduzione dei “ligature points” (quegli elementi strutturali dove è più possibile compiere atti di autolesionismo) e l’assenza di sistemi di chiamata all’interno delle celle”. Si riportano i dati del Piano carceri del governo (10mila posti entro 2027 per 1,3 miliardi) e pur salutando positivamente questa e altre misure - come il trasferimento dei tossicodipendenti in comunità terapeutiche - non possono non notare che “a oggi non hanno avuto un impatto tangibile nell’invertire la crescita della popolazione carceraria”. E che comunque “costruire nuove carceri non fornirà una soluzione duratura al problema del sovraffollamento”.

Una condizione che si tramuta in pressione per gli operatori, nonostante le assunzioni. Per la polizia penitenziaria il Comitato raccomanda adeguata formazione nei “metodi riconosciuti di controllo e contenimento in conformità con il principio di proporzionalità” e sulla de-escalation verbale; chiede inoltre informazioni sulle competenze dei nuovi gruppi di intervento dopo i racconti di presunte violenze da cinque detenuti di Genova dopo i disordini del giugno 2025. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fa sapere che il proprio Ispettorato l’anno scorso ha indagato su 11 presunti maltrattamenti trasmessi all’autorità giudiziaria.

Accedi e personalizza la tua esperienza - Un capitolo è dedicato alla detenzione femminile: si ribadisce la necessità di un approccio di genere, ma usa toni di plauso per l’Icam (istituto a custodia attenuata per madri con figli) di Lauro (Av). Era stato chiuso dal governo all’improvviso e poi all’improvviso riaperto.