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di Assia Neumann Dayan

La Stampa, 16 maggio 2022

È in atto un conflitto a Nord Est che vede coinvolti due sindaci, due Comuni, due fazioni politiche opposte: al centro dello scontro le panchine arcobaleno. Domani sarà la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia; se la città di Este piange, la sinistra di certo non ride.

La panchina dello scandalo da Este, con sindaco di sinistra, si colora pochi chilometri più in là, a Ospedaletto Euganeo, governata invece dal centrodestra: è proprio vero che a volte la realtà supera l’immaginazione. Il sindaco di Este Matteo Pajola, eletto con lista civica e sostenuto da sinistra e Pd, ha parlato di “sensibilità diverse”, ha detto che queste “sono tematiche importanti e che vanno condivise, è giusto prima sottoporre la questione a tutti i consiglieri comunali”.

Ci sono consiglieri comunali che fanno parte dalla lobby del monocolore? Consiglieri esponenti di punta del movimento dark? Ci sono editorialisti di Vogue nel Comune di Este contrari alle righe orizzontali perché ingrassano, anche fossero solo nelle panchine? Chi può prendere in considerazione solo l’idea che una panchina arcobaleno a qualcuno possa non andar bene? E se anche fosse, tanto meglio, usiamo pure tutto il bonus facciate rimasto per dipingere panche, panchette e panchine; che si indignino pure.

In Italia ce ne sono moltissime, l’anno scorso in questo periodo solo a Milano se ne aggiungevano 13 a quelle già esistenti. Il sindaco di Ospedaletto Euganeo, Giacomo Scapin, si è messo a dipingere in prima persona la panchina a favore di camera e a favor di unanimi consensi. Anche altri due Comuni hanno detto di voler dare ospitalità alle panchine, Granze e Solesino.

Nessuno direbbe che l’oggetto “panchina a strisce colorate” possa essere divisivo, e invece ricordiamo tutti quando nel novembre 2021 Elio Vito, deputato di Forza Italia, propose di dipingere con i sette colori una panchina a Montecitorio, in aggiunta a quella dipinta di rosso per la lotta al femminicidio. La risposta di Federico Mollicone di Fratelli d’Italia non si fece attendere: “Caro Elio, con il massimo rispetto per te e la tua proposta, io proporrei in aggiunta, una panchina “azzurra e rosa” per la difesa degli eterosessuali - sia maschi che femmine - maggioranza silenziosa oramai, sempre più discriminata. Fammi sapere cosa ne pensi. Con immutata stima”.

Forse era una mail situazionista, forse un pezzo di avanspettacolo, perché non si capisce bene nel mondo di Mollicone dove siano tutti questi eterosessuali discriminati, umiliati e offesi per colpa della loro sessualità; fatto sta che è sempre la panchina - così innocua, così carina, così divisiva - a dare il via a inaspettate contestazioni. Pensiamo anche, ad esempio, alle panchine anti-homeless, all’architettura crudele, al decoro disumano.

Ma il simbolo è fatto apposta: se non fosse oggetto di contestazione non sarebbe funzionale, sarebbe un cerchio vuoto. Le prese di posizione becere servono esattamente a questo: a esaltare per distacco le buone idee. Il sindaco Pajola ha detto che sarebbe meglio badare più alla sostanza che non ai simboli, cosa certamente condivisibile e un po’ benaltrista, ma senza simboli come ci rendiamo conto che stiamo facendo qualcosa di buono? Anche colorare una panchina, a volte, può essere rivoluzionario.