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di Luigi Manconi e Francesca Delogu

La Repubblica, 8 febbraio 2026

Un concorso di scrittura promosso dal Ministero: in palio un permesso premio per uscire per alcune ore dal carcere. È così che inizia la storia di tre donne, Anna, Monica e Virginia, protagoniste del romanzo di Valerio Callieri, “AS3”, edito da Fandango. Le tre donne sono detenute in regime di Alta Sicurezza nel più grande carcere femminile d’Europa, quello di Rebibbia, a Roma. AS3 significa appunto Alta Sicurezza 3, ed è il terzo livello, il più basso, del circuito dell’Alta Sicurezza: quello che ospita persone appartenenti ad associazioni di stampo mafioso, dunque recluse per i reati previsti dall’articolo 416 bis del Codice Penale, o condannate per narcotraffico.

Callieri, autore dei romanzi Teorema dell’incompletezza, con cui ha vinto il Premio Calvino, e Le furie, nel carcere di Rebibbia ha tenuto un laboratorio di scrittura per la Fondazione Severino. Qui ha raccolto le storie di alcune detenute che ha, poi, trasfigurato in forma letteraria facendone le protagoniste di questo romanzo. Il racconto non solo dell’istituzione penitenziaria ma soprattutto le storie di vita che in quel luogo si sviluppano e si consumano. Le tre donne parlano, raccontano e si raccontano, si scontrano con un sistema che le guarda in modo diverso da come esse si vedono. Un sistema che le valuta con parole in cui non si riconoscono, che le deve continuamente giudicare ma che non riesce a conoscerle.

Anna ha una tensione costante verso il fuori: la figlia Veronica e il tempo scandito dai colloqui con lei, il viso che guarda fuori dalle sbarre di notte per vedere le stelle, il ricordo continuo del suo lavoro di prima, al bancone di un bar. Virginia ha un passato di violenze subite e di fuga da quel dolore. E poi Monica, che ha un figlio in carcere e non riesce a parlarne mai. Nelle ore di socialità, dentro le stanze spoglie del carcere, si costruisce quel qualcosa tra loro che intacca la solitudine di un luogo che, anche quando affollato, produce una sensazione di irriducibile isolamento. Il romanzo di Callieri è composto dai dialoghi tra le tre donne, e tra loro e un’educatrice, che le introduce alla lettura di Antigone, e alla difficoltà di riconoscere e interpretare il ruolo dei protagonisti della tragedia. E a sua volta all’educatrice viene da chiedersi quale sia il suo ruolo là dentro. Le “parole che si appiccicano alle cose”, al centro dei discorsi di Anna, interrogano le tre donne, i loro ragionamenti, le asprezze e le fragilità, gli incontri e le separazioni, i sentimenti e le violenze. E descrivono l’universo penitenziario chiuso e occultato, eppure inevitabilmente legato a quel mondo di fuori che rifiuta ostinatamente di guardarlo.