sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Alberto Leiss

Il Manifesto, 9 settembre 2025

Cercavo argomenti per non tornare sul tema tragico delle guerre, dei genocidi, dei terrorismi. Che pensare, per esempio, delle pagine e pagine (e spazi virtuali) dedicate all’Italia di Pippo Baudo e a quella di Giorgio Armani? Lo spettacolo e la moda non sono dimensioni profonde della nostra vita che non è solo conflitto, e spesso conflitto mortale? Differenze così forti di stile parlano di una grande ricchezza, o di equivoci storici e “identitari” mai risolti? Ma ieri mattina - un 8 settembre, tra l’altro - ascoltavo in macchina informazioni sulla possibilità di un accordo in extremis tra Hamas e Israele, spinto dagli Usa. Ci si vorrebbe credere. Più tardi la notizia sull’attentato a Gerusalemme. E l’idea, inevitabile, che se si decide di aprire le porte dell’inferno, contro un “male assoluto”, sarà impossibile ritrovare una via per la pace.

Pensavo per contrasto alle parole di Mattarella all’uditorio di Cernobbio, e all’uso che ne è stato fatto da alcuni giornali mischiandole - direi abbastanza arbitrariamente - ai propositi di riarmo e persino di intervento di truppe in Ucraina da parte dei cosiddetti “volenterosi”. Un Mattarella che spingerebbe economia e politica europee a accettare fino in fondo la logica del “siamo in guerra”.

Ho riletto il suo messaggio - forse simile a quei responsi della Sibilla interpretabili in modo opposto? - ma vi ho trovato il prevalere assoluto di un concetto: la via della pace, del diritto e della convivenza globale scelta dall’Europa dopo “la condizione di deserto morale e materiale, in cui il continente era stato ridotto dal nazifascismo” è stata quella che ha permesso, e potrebbe permettere ancora, un ruolo importante del continente in un mondo che sembra abbagliato dalla sola “ragione” della forza. Non ho trovato citazioni dirette al tanto declamato bisogno di armamenti. Ma l’invito, tutto politico, al “coraggio di un salto avanti verso l’unità”.

Mentre meditavo su questo sono stato sorpreso, sempre grazie all’amica autoradio, dalla replica di una trasmissione di un anno fa (Wikiradio. Le voci della storia. Il discorso di Joseph Goebbels sulla guerra totale). Doppiamente sorpreso perché il curatore del bel programma è un vecchio amico e bravissimo ex collega dell’Unità, Paolo Soldini.

Il testo integrale di questo celebre discorso si trova facilmente in rete, e mi sembra una rilettura - o un ascolto del programma - molto istruttiva. Il gerarca nazista lo pronunciò il 18 febbraio del ‘43, a pochi giorni dalla devastante sconfitta subita dall’esercito nazista a Stalingrado, dove alla fine il generale tedesco Paulus, contravvenendo agli ordini di Hitler che invitavano in pratica al suicidio, si arrese ai sovietici. Più tardi si pronunciò esplicitamente contro il regime nazista e partecipò come testimone di accusa al processo di Norimberga.

Goebbels incita uno sterminato uditorio a lavare quest’onta preparandosi appunto alla “guerra totale” - esercito e popolo, con accorati appelli alle donne, che devono sostituire nel lavoro i maschi al fronte. Un’alternativa radicale tra vittoria o morte, accolta da ovazioni. Colpisce la foga contro il bolscevismo, guidato da sanguinari ebrei, minaccia totale alla “civiltà” non solo tedesca, ma “europea” e “occidentale”. La “missione” nazista non è una aggressione, ma la necessaria reazione difensiva al pericolo del “male assoluto”. Non dico che chi usa oggi simili concetti, in contesti del tutto diversi, sia un nazista. Ma le sue sono parole che ci imprigionano totalmente nella guerra.