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di Ilaria Dioguardi

vita.it, 7 ottobre 2026

Negli istituti di pena le persone ristrette sono 66.063 a fronte di 46.312 posti effettivamente disponibili, con un sovraffollamento del 142%. Giulia Troncatti, presidente dell’associazione Movimento italiano diritti detenuti: “È spaventosa la velocità con cui cresce il numero delle persone detenute. In un anno il sovraffollamento è aumentato di 6,5 punti percentuali. Lucca è al 270%”. Il movimento offre gratuitamente la prima intelligenza artificiale specializzata in diritti delle persone detenute. Le carceri italiane hanno superato la soglia delle 66mila persone detenute, per la precisione sono 66.063, secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati al 30 settembre 2026, “con un aumento del 6,5% rispetto al 2025.

Siamo in una condizione di sovraffollamento spaventosa e tragica che ci ricorda molto quella del 2013, quando con la “sentenza Torregiani” l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo a causa del grave sovraffollamento delle carceri e dei trattamenti inumani e degradanti inflitti ai detenuti”, dice Giulia Troncatti, presidente dell’associazione Movimento italiano diritti detenuti.

Un clima di insofferenza che grava sui detenuti e sul personale - “Di sovraffollamento si parla tanto, giustamente, ma è un problema che a cascata va a ledere tutti i diritti delle persone detenute. Non è soltanto una questione di spazi, è anche una questione di tempi dilatati. Oltre al fatto che le persone detenute si trovano stipate all’interno delle sezioni delle camere detentive, o si trovano a dover scontare la pena in una sezione diversa a quella a cui apparterrebbero perché l’amministrazione cerca di ottimizzare quanto più possibile gli spazi, c’è anche un tema di personale”, spiega Troncatti. “Essendo di più le persone in carico agli educatori o al personale penitenziario, ad esempio i tempi per accedere alle visite si allungano perché non ci sono gli agenti per poterle accompagnare, la possibilità di accedere alla turnazione per il lavoro si dilata. Il sovraffollamento crea un disagio diffuso all’interno di tutta l’amministrazione e genera un clima di insofferenza che grava sia sui detenuti sia sui detenenti”.

Tra sovraffollamento e sottodimensionamento - La gestione delle carceri “ce l’ha in carico il personale e a livello strutturale sta creando una situazione di invivibilità importante. Ce lo dicono gli istituti, noi facciamo le visite con l’associazione Nessuno tocchi Caino e quello che emerge è una grande sofferenza diffusa. Al sovraffollamento si affianca il sottodimensionamento”, continua, “gli organici di personale sono sotto pressione. C’è una condizione che ci mette sempre più in una condizione di illegalità”.

Escalation rapida della crescita del numero delle persone detenute - “È spaventosa la velocità con cui cresce il numero delle persone detenute. Rispetto all’anno scorso il sovraffollamento è aumentato di 6,5 punti percentuali. Ad aprile 2026 il sovraffollamento era del 138%, dopo appena cinque mesi, lo scorso settembre, ha raggiunto il 142%. Non è soltanto una questione di percentuale attuale, ma anche di escalation rapidissima. Entro la fine dell’anno non so dove arriveremo”. Queste percentuali sono la media, “ma la situazione cambia tra carcere e carcere, molti istituti hanno un sovraffollamento che supera il 150%, Lucca è al 270%. Questi sono i dati dell’ultimo rapporto di Antigone e del report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, a cui noi ci atteniamo, oltre all’osservazione diretta fatta con Nessuno tocchi Caino”.

Nelle celle non c’è posto per 20mila persone - Sono 66.063 le persone detenute attualmente “a fronte di una capienza regolamentare di 51.295 posti, ma di 46.312 posti effettivamente disponibili perché ci sono sezioni chiuse, altre che si sono allagate, altre ancora andate a fuoco. La maggior parte delle carceri sono fatiscenti, per cui non è inusuale che delle sezioni vengano chiuse. Poi a volte vengono anche ristrutturate, però tra la chiusura e la ristrutturazione le persone in quegli spazi non possono stare”, continua Troncatti.

Un movimento per divulgare e dare un aiuto concreto - “Fare un’esperienza in carcere mi ha fatto capire la complessità di questo mondo e mi ha fatto incontrare delle persone che hanno una visione molto lucida di quello che servirebbe in questo momento all’interno degli istituti di pena. Mi sono anche resa conto della condizione di abbandono e di trascuratezza delle nostre carceri, che arriva anche alla violazione dei diritti umani. Da qui è nata l’idea di fare un movimento che avesse come obiettivi principali quello della divulgazione, parlando di carcere in maniera seria ad ampio respiro e che, allo stesso tempo, potesse fornire anche un aiuto concreto alle persone private della libertà. Abbiamo trovato anche l’appoggio della Fondazione Laura e Alberto Genovese, che ci ha permesso di avere un sostegno economico per poter far partire il progetto”, spiega Troncatti.

Il Movimento italiano diritti detenuti “nasce a partire da un’iniziativa personale, poi ho trovato delle persone molto accoglienti rispetto a questo mio progetto”. Del Comitato scientifico fanno parte, tra gli altri, Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino ed ex deputata, e Stefano Simonetta, professore ordinario e prorettore dell’Università degli Studi di Milano. “Ho cominciato a fare la tutor didattica con l’Università Statale di Milano cinque anni fa”, dice Troncatti “con gli studenti che svolgevano l’università all’interno degli istituti di pena di Opera e di Bollate”.

In 10 istituti il contatto con l’esterno con ZeroMail - ZeroMail è un servizio di posta elettronica, attivo per ora in 10 carceri. “Viene portato all’interno degli istituti per consentire alle persone detenute di mantenere un diritto al mantenimento degli affetti o un contatto significativo con l’esterno. È uno degli elementi che dovrebbe favorire poi il reinserimento, dovrebbe far parte di un percorso rieducativo”. Come funziona ZeroMail? “Noi assumiamo una persona o due (dipende dalla grandezza dell’istituto di pena), che lavora in articolo 21 all’interno del carcere. Vengono forniti da parte nostra un pc, una stampante e un collegamento a internet, che però è vincolato: si può andare soltanto sul sito che noi impostiamo per poter mandare le mail”.

Questa persona “va nelle sezioni a prendere i fogli che vengono scritti a mano dalle persone detenute, vengono piegati per garantire la privacy. Li scansiona con la fotocopiatrice scanner e li invia all’indirizzo di posta elettronica che viene indicato sul foglio. Poi si occupa di prendere le risposte che arrivano dall’esterno, stamparle e consegnarle alle persone private della libertà. È un sistema sicuro, tra gli istituti in cui siamo attivi c’è anche Saluzzo che ha la sezione di alta sicurezza”, continua Troncatti. “Noi siamo aperti a qualsiasi tipo di incontro laddove ci siano istituti che abbiano voglia di attivare il servizio. Dove è attivo, funziona bene, anche perché è veloce. Le persone detenute hanno un indirizzo mail con un numero identificativo, per garantire la privacy”.

La prima Ai specializzata in diritti delle persone detenute - Grazie all’intelligenza artificiale, il Movimento italiano diritti detenuti offre alle persone ristrette alcuni strumenti gratuiti. “Uno di questi è dedicato alla detenzione in condizioni umane e degradanti, si può compilare un’istanza (35-ter) con l’aiuto dell’Ai per capire se si ha diritto a un risarcimento per sovraffollamento. Non serve registrarsi: tutto quello che si condivide resta privato”. Un altro strumento è il calcolatore della liberazione anticipata. “Sia il generatore che fa le istanze di liberazione anticipata sia quello relativo all’articolo 35-ter si riferiscono alle richieste di risarcimento (in termini di giorni o di denaro) per trattamenti inumani e degradanti”.

Il calcolatore del fine pena - Un terzo strumento è il calcolatore del fine pena, “che è connesso a tutti gli elementi che possono inserirsi all’interno del percorso di condanna della persona detenuta. La persona viene guidata nella compilazione ed esce non solo il risultato del fine pena della condanna, ma anche il fine pena reale della liberazione anticipata, considerando il giorno in cui si potrà potenzialmente accedere a delle misure alternative o all’articolo 21. Viene generato il pdf con l’istanza pronta da inviare al magistrato di Sorveglianza, integrabile con i propri dati personali, da inviare al Tribunale di riferimento”. La firma dell’accordo tra il Movimento italiano diritti detenuti e il Dap. Da sinistra, Andrea Noia, direttore Mission & Strategy del Movimento italiano diritti detenuti, Giulia Troncatti, presidente del movimento, il capo del Dap Stefano Carmine De Michele, Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, Martina Piazza, responsabile dell’Area Lavoro del movimento

Il movimento mette a disposizione questi strumenti, che ovviamente le persone detenute non possono utilizzare in maniera diretta perché non possono usare internet, “ma può farlo al posto loro un familiare o l’avvocato. Mettiamo questo strumento al servizio delle cliniche legali delle università, ce ne sono diverse in Italia. Noi abbiamo cominciato una collaborazione con quella di Ferrara e ci stiamo allargando ad altre. Le cliniche legali servono a intercettare le richieste reali delle persone detenute e a far esercitare gli studenti di Giurisprudenza, che si mettono in pratica. I nostri strumenti alleggeriscono di molto il lavoro, la compilazione è veloce e si può fornire subito un’istanza. Quindi, si velocizzano i tempi e c’è la possibilità di allargare in maniera più democratica l’accesso a queste misure”.

Protocollo con il Dap. Si parte con la formazione in termoidraulica per le detenute - Un’altra iniziativa del movimento è quella di portare all’interno di tutti gli istituti in Italia una formazione lavoro. “Abbiamo firmato pochi giorni fa, il 30 settembre scorso, un protocollo d’intesa con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap, di durata biennale, per promuovere la formazione professionale e l’inserimento lavorativo delle persone detenute ed ex detenute. Partiamo da un corso di Termoidraulica a Rebibbia femminile ad otto donne”, conclude Troncatti.